lunedì 29 ottobre 2018

Scuola digitale senza stress: il prof. Raina incanta un pubblico di docenti increduli


Il prof. Raina incanta un pubblico di docenti increduli




Venerdì 7 settembre ’18 alle ore 14,30 presso ITS Casale di Vigevano, si è tenuto un seminario di formazione dal titolo “Scuola digitale senza stress”, magistralmente condotto dal Prof. Luca Raina.

Il docente, insegnante di lettere presso una scuola secondaria di primo grado, ormai famoso sul canale ”you tube” per il suo modo accattivante di proporre un approccio non convenzionale ad una didattica sempre più volta all’utilizzo di competenze digitali, ha saputo, con una dialettica e una capacità di attirare l’attenzione uniche, incantare una nutrita platea di docenti, disomogenea per istituto di provenienza, grado di appartenenza e disciplina caratterizzante.

Tutti gli insegnanti hanno condiviso con il relatore tre ore intense di contenuti alternate a fasi laboratoriali che hanno fornito innovativi spunti didattici.

I docenti probabilmente attratti dalle due parole, presenti nel titolo del corso “…senza stress” si sono iscritti numerosi fin da giugno, facendo registrare un notevole “sold out”.

Reina ha saputo affrontare questioni spinose e fornire spunti di riflessione davvero interessanti, lasciando il pubblico a bocca aperta e soddisfatto.

L’ Istituto Casale da anni ormai punta su una formazione docenti sempre più al passo con i tempi e il Gruppo del team digitale ha saputo iniziare il nuovo anno scolastico con questa eccezionale iniziativa, che sarà la prima di una serie di eventi aperta a tutti i docenti delle scuole cittadine e non.

Si ringraziano in particolar modo le docenti Luisa Broli e Stefania Rotundo per l’organizzazione dell’incontro e la dirigente Prof.ssa Stefania Pigorini per aver sostenuto e promosso tale entusiasmante iniziativa.

domenica 28 ottobre 2018

Le RADICI e le ALI


Le RADICI e le ALI

Evento conclusivo del progetto “Por tierra de Cervantes” dell’I.T.S. Luigi Casale



Studenti, docenti e genitori dell’istituto Casale di Vigevano, sabato 27 ottobre u.s. hanno raccontato, nella splendida cornice cittadina dell’Auditorium di San Dionigi, la loro specialissima estate 2018, trascorsa in Spagna insieme ad alcuni docenti, grazie al progetto “Por tierra de Cervantes”, PON finanziato dall’Unione Europea per il potenziamento dei percorsi di alternanza scuola e lavoro all’estero.

All’evento conclusivo del Progetto erano presenti: il dirigente scolastico, prof.ssa Stefania Pigorini, convinta promotrice dei percorsi didattici PON in un’ottica di nuova acquisizione delle competenze degli studenti di oggi e dei cittadini-lavoratori di domani; il Sindaco di Vigevano Andrea Sala, entusiasta sostenitore delle relazioni tra istituzioni, al fine di far crescere il territorio ed i suoi abitanti; la referente dell’orientamento della CCIAA di Pavia – Azienda Speciale “Pavia Sviluppo” - la dott.ssa Vanessa Biffi, la quale ha illustrato le attività che in questi anni sono state messe in campo a sostegno dei tirocini di alternanza scuola e lavoro, avendo come obiettivo quello di incrociare le attese del mondo produttivo con i curricula degli studenti delle scuole della provincia.

Al termine dei saluti istituzionali, è stato proiettato il video-racconto dell’esperienza PON degli studenti dell’I.T.S. Luigi Casale in terra andalusa: un susseguirsi di immagini, parole e musiche che hanno saputo narrare, come tanti capitoli di un libro, valori quali l’amicizia e la famiglia, il lavoro ed il servizio, l’educazione e la cultura.

Tutti i protagonisti del Progetto “Por tierra de Cervantes” hanno poi potuto esprimere impressioni e riflessioni, concordando sull’unicità dell’esperienza e sul suo alto valore didattico-educativo, culturale e personale.

Progetti come questo contribuiscono a rafforzare due grandi compiti che la scuola da sempre è chiamata a dare ai suoi alunni: RADICI, forti e profonde che sostengono e nutrono, ed ALI, grandi e leggere, per spiccare il volo senza smarrirsi.

sabato 20 ottobre 2018

Premiazione Coop Contest 2017/18: il Casale c'é!



Nella giornata di ieri, venerdì 19 ottobre, alla premiazione Coop - Contest 2017/2018, hanno partecipato anche due allieve del nostro Istituto in rappresentanza della II B tur, accompagnate dalla prof.ssa Stefania Rotundo e dal prof. Sergio Russo

Gli allievi dell' attuale II B tur, nell'ambito del Progetto "Ne vale la spesa"- Percorso di Educazione al consumo critico e consapevole, hanno presentato a Coop Scuola un lavoro sul Riso della Lomellina, svolto lo scorso anno scolastico.

Il lavoro è piaciuto, meritando una menzione speciale per la riscoperta del territorio, delle sue radici e delle sue tradizioni. 
Alla scuola è stato pertanto conferito un premio del valore di 100 euro in buoni scuola Coop.
PICCOLI PREMI, MA GRANDI SODDISFAZIONI! 


                                                                                                                                                                                    
Nelle immagini, due momenti della premiazione del Coop - Contest 2017/18, n.d.r. 

sabato 29 settembre 2018

A scuola di ... Coding





Sabato 22 settembre gli studenti delle classi prime AFM, CAT e Moda, hanno preso parte ad un laboratorio di robotica educativa proposto dalla docente Amanda Trovò e  dai Superbot,  il gruppo di ragazzi che con lei hanno conquistato a giugno 2018 il primo posto alla European Championship Robocup Junior nella categoria “On stage under 14”. I nostri ragazzi, a turno, hanno avuto modo dapprima di assistere all’esibizione che è valsa la vittoria - riguardante il problema dell’inquinamento dei mari - e poi di cimentarsi in prima persona con la programmazione dei robot. Con i Superbot in veste di tutor, infatti, i nostri studenti si sono sfidati in un semplice esempio di gara della categoria Rescue, che prevede di programmare i robot per far loro seguire un percorso, con vincoli, ostacoli e spazi di manovra. E’ stata questa l’occasione per inaugurare i robot a disposizione della nostra scuola, e per proporre ai nostri ragazzi la possibilità di approfondire l’argomento, tramite l’attivazione di laboratori pomeridiani e attività di potenziamento.


Nelle foto e nel video, alcuni momenti del laboratorio svoltosi lo scorso sabato nelle aule del nostro Istituto. 



domenica 23 settembre 2018




Per chi se lo fosse perso… 
E per chi pensa valga la pena rivederlo! 
In occasione del festival delle TRASFORMAZIONI tornano in scena gli  allievi del nostro Istituto, con la regia di Corrado Gambi.
Vi aspettiamo giovedì 27 settembre, alle ore 21.00 presso il TEATRO MODERNO

lunedì 3 settembre 2018

L’ISTITUTO CASALE DI VIGEVANO “POR TIERRA DE CERVANTES” “Tapas” di impressioni per alunni, famiglie e docenti


Esiste una tradizione culinaria in Spagna, chiamata “Tapas”, consistente in piccoli assaggi di vario genere (queso manchego, pinchito moruno, jamon serrano, tortilla, almendras fritas, ecc…) normalmente consumati in maniera itinerante da un locale ad un altro.
Il termine “Tapas” nasce probabilmente in Andalusia come accompagnamento a “una copa de vino” ed il nome deriva dall’abitudine di coprire il bicchiere con una “tapa”, un piattino, al fine di allontanare gli insetti; il piattino ben presto fu riempito di prelibatezze di carne, pesce o verdure.
Proprio dalla terra andalusa, anche noi dell’I.T.S. “Luigi Casale” di Vigevano, ripartiamo dopo un mese (dal 30 luglio al 27 agosto 2018) di alternanza scuola e lavoro a Benalmádena, vicino a Málaga, per condividere piccoli assaggi, appunto “tapas”, delle nostre impressioni di un’esperienza unica ed indimenticabile.
Grazie al PON (Programma Operativo Nazionale) di potenziamento dei percorsi di alternanza scuola e lavoro, proposti dall’Unione Europea, l’istituto Casale di Vigevano ha potuto far vivere a 15 studenti, accompagnati da due docenti tutor, una singolare estate, che  - come nel “tour de tapas - ha visto susseguirsi momenti differenti, frutto della commistione di ingredienti e gusti molto diversi tra loro.



GLI  STUDENTI: el primer plato
L’obiettivo principale del Progetto “Por tierra de Cervantes” e’ quello di potenziare i percorsi di alternanza scuola/lavoro gia’ svolti dagli studenti in Italia.
Denise Galati, confrontando i due tirocini formativi, descrive la sua esperienza in terra andalusa, dicendo: “al lavoro mi hanno insegnato tutto cio’ che c’era da sapere, riponendo in me una grande fiducia che non e’ mancata nemmeno dopo i miei piccoli sbagli; anzi sono stata incoraggiata con tante piccole frasi che mi hanno spronato a dare il meglio di me stessa”. Anche Clara Finotti e Giulia Avellino, impegnate in un’attivita’ di assistenza a ragazzi disabili, hanno apprezzato il loro stage pur rimarcando uno smarrimento iniziale che poi hanno superato con impegno e tenacia, acquisendo maggiore autonomia personale. Alessia Portanova, infine, dovendo scegliere un colore per descrivere il progetto, non ha avuto dubbi nell’individuare nell’azzurro la tinta da attribuire alla sua esperienza, unica ed inmensa come il cielo andaluso.
Non e’ poi mancato l’aspetto culturale e linguistico del Progetto che ha entusiasmato gli studenti, i quali hanno potuto visitare citta’ magnifiche quali Siviglia, Cordova, Malaga, Tarifa, Marbella, Mijas  e Granada, gustare le specialita’ locali e cimentarsi  nell’utilizzo esclusivo e quotidiano della lingua spagnola.
A tale proposito, Eleonora Frigerio esce da questa esperienza arricchita anche nel suo vocabolario linguistico formale e informale; mentre Valeria Castiglioni e Diana Veronese sono rimaste colpite dall’armoniosa convivenza delle culture presenti nella Comunita’ andalusa, ben sintetizzate dalla citta’ di Cordova con la sua Mezquita, che e’ anche Cattedrale e Tempio ebraico. Fabiana Venosi, la fotografa del gruppo, ha infatti scelto  tra tutti i suoi scatti proprio quello raffigurante il passaggio tra la Mezquita e la Cattedrale, affermando che “l’emozione fu tanto forte, perche’ decisi di seguire il consiglio della guida e cioe’ percorrere il piccolo tratto che separa la parte araba da quella cristiana ad occhi chiusi, aprendoli soltanto alla vista di tanti piccoli artistici dettagli che hanno dato vita ad uno scenario cosi’ bello per me da togliermi il fiato e commuovermi”.
Il Progetto e’ stato inoltre l’occasione di vivere intensi rapporti interpersonali, lontani da casa, con le famiglie ospitanti e tra gli stessi protagonisti dell’esperienza.
Importante e’ stata l’accoglienza delle famiglie spagnole che, secondo Martina Marabese, sono state preziose: nel suo caso, “i genitori andalusí” l’hanno aiutata a superare la malinconia di casa, trattandosi di “una familia numerosa, socievole ed accogliente, data la loro disponibilita’ ad ospitare ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo”.
Fondamentale e’ poi stato il rapporto tra gli studenti, i quali hanno creato solide relazioni di amicizia, tanto che Melania Giarmana’ e, in maniera analoga Andrea Bonato, affermano che “l’unione fa davvero la forza, poiche’ rappresenta uno degli elementi importanti soprattutto in un’esperienza come quella di un soggiorno prolungato all’estero”.



LE FAMIGLIE: la mesa puesta
Tutte le famiglie degli studenti partiti in stage hanno riconosciuto l’alto valore formativo del PON “Por tierra de Cervantes”, poiche’ e’ riuscito ad unire lavoro , tempo libero e cultura. Tale progetto, completamente finanziato dall’Unione Europea, ha dato la possibilita’ agli studenti di realizzare parte dei loro sogni e crescere e maturare piu’ autonomamente. Certamente – sottolineano i genitori – la lontananza da casa ha rappresentato motivo di apprensione per molti, inmediatamente superata dalla felicita’ espressa dai volti e dalle voci dei figli in continuo contatto e dalla constante presenza al loro fianco delle docenti  in qualita’ di “vicegenitori”, pronte a sostenerli, richiamarli, incoraggiarli e proteggerli  a seconda dei casi.


I DOCENTI: el aceite y el vinagre
Anche per i docenti coinvolti in quest’avventura, le prof.sse Rotundo Stefania e Mordenti Maria, e’ stata un’esperienza davvero positiva.
“La scuola – affermano le insegnanti – ha dilatato i suoi spazi ed i suoi tempi: non piu’ soltanto lavoro in aula, attivita’ teoriche, orari standardizzati per alunni e docenti, ma contatto con il mondo del lavoro, acquisiszione di competenze trasversali e disciplinari attraverso un approccio pratico e addirittura un tempo-scuola che si prolunga nei pomeriggi e nel periodo estivo. Per noi quest’estate cosi’ speciale, benche’ lontani dalle nostre famiglie in un periodo vacanziero,  e’ stata un’occasione di crescita umana e professionale di cui vedremo i frutti, come un insegnate sa bene, soltanto in futuro quando i semi dell’impegno lavorativo, della convivenza pacifica e dell’apertura culturale sbocceranno. Tutto questo e’ stato possibile – proseguono le professoresse – grazie al sostegno e all’entusiasmo del Dirigente scolastico,   Pigorini Stefania, la quale ha sempre creduto ad iniziative come questa, símbolo di una scuola nuova e al passo con i tempi”.



Insomma, il Progetto “Por tierra de Cervantes” ha rappresentato un’esperienza “impegnativa, nuova ed indimenticabile”, dice Martina Mussi, registrando un grande cambiamento rispetto alle sue abitudini quotidiane: lingua diversa, casa diversa, compagni di viaggio diversi, ma proprio per questi indelebili nella mente e nel cuore.
Anche Vittoria Fuse’ , facendo un bilancio complessivo dell’esperienza, si sofferma su quanto imparato dalla medesima, auspicandosi “di essere maggiormente flessibile e piu’ aperta alle nuove occasioni, senza l’eccessiva paura di abbandonare le vecchie abitudini, con una piu’ alta capacita’ di adattamento”.
Al rientro a Vigevano, i nostri “cavalieri erranti”, come tanti Don Chisciotte della Mancha, racconteranno – dichiara Giada Crepaldi – “del luogo e dei colleghi di lavoro, delle escursioni in pulman per tutta l’Andalusia, dei legami di amicizia creatisi che di certo continueranno” e, per dirla con Samuele Marchini, “VETE CON EL PON”, ossia “vivi pienamente  un’esperienza come quella da me vissuta in Spagna, “PARTI CON IL PON” e tornerai a casa con un bagaglio di bei ricordi e grandi attese per il futuro”.



venerdì 25 maggio 2018

Nuestro viaje a Córdoba

Resoconto di viaggio del soggiorno di studio in Spagna organizzato dall’Istituto Casale con l’Associazione Musicopoli. Grazie al gemellaggio con un Istituto d’Arte di Córdoba, la Escuela Mateo Inurria, 66 studenti dei corsi Turismo  e Amministrazione, Finanza e Marketing hanno condiviso una giornata con i coetanei spagnoli vistando i laboratori di scultura, pittura e falegnameria artistica. Alcuni alunni del Casale hanno presentato, in lingua spagnola, gli aspetti artistici della nostra città  alla presenza di un rappresentante dell’UNESCO e di alcuni esponenti del mondo culturale e produttivo di Córdoba. Molto interessante l’esperienza ‘peer to peer’ realizzata alla Mezquita Catedral e all’Alcazar, il palazzo dei re cristiani: la visita dei beni UNESCO in piccoli gruppi è stata guidata da studenti esperti di storia dell’arte e guide turistiche in formazione.
Prof.sse Broli, Cairo, Dabusti, Rustioni.








Calvino diceva: “d’una città non godi le meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere.”

Córdoba è una di quelle città piene di meraviglie artistiche, storiche e culturali ed è per me stata un grande stimolo a scavarmi dentro. Ho vissuto esperienze capaci di farmi rendere conto, un po’ di più, della persona che sono. La condizione del viaggio è quella di tornare diversi: con l’anima più luminosa e con il proprio bagaglio sempre più pieno.

Ogni luogo costituisce un viaggio dentro di me; ogni città che visito mi rende più ricca, curiosa e felice.

Ognuno di noi ha vissuto in maniera e con spirito differente le diverse esperienze che ci sono state proposte. Io, ogni attimo, l’ho vissuto intensamente.

La semplicità, l’atmosfera e le parole profonde di alcune persone sincere hanno reso poetica questa troppo breve settimana.

Ripartirei domani in cerca di tutto quello che non ho visto ancora.

Ripartirei domani, una seconda volta, per immergermi in quella meravigliosa città spagnola, ad ascoltare attentamente ogni parola che le sue piccole stradine sono capaci di sussurrare.

Gaia Coppola, classe 5 B TUR






Personalmente mi sono divertito tantissimo e indubbiamente ho imparato qualcosa in più, sia in ambito linguistico, ovviamente praticando la lingua, sia a livello più generale, visitando posti nuovi mai visti prima.

Sono stato particolarmente colpito dalla Mezquita, una enorme cattedrale che mi ha immediatamente impressionato all'ingresso.

Ho trovato molto bella e interessante, anche essendo arabo, Medinat al Zahara, città bellissima e piena di cultura come del resto tutta Cordoba, ricca di tradizioni diverse fuse tra loro.
Ringrazio tutti per avermi regalato queste emozioni bellissime e questi ricordi indimenticabili.

Seif Seddik, classe 4 B TUR









RECENSIONE I B AFM di “URSUS: 900 PAIA AL GIORNO”




Venerdì 11 Maggio noi della I B AFM ci siamo recati al teatro Moderno per assistere ad uno spettacolo intitolato “Ursus: 900 paia al giorno. La Vigevano che lavorava in fabbrica.”, organizzato e realizzato da ragazzi e insegnanti della scuola L. Casale con la regia di Corrado Gambi.

Gli attori discutevano, tra scene ed interpretazioni divertenti, della nascita della fabbrica Ursus in Italia e nella nostra Vigevano, uno stabilimento che si occupava della produzione di beni derivanti dalla plastica, tra cui soprattutto scarpe.

Fu un grande aiuto per lo sviluppo del nostro Paese che, uscito devastato dalla guerra, si trovava in una difficile situazione economica; infatti, moltissime persone trovarono lì un impiego.

Nella prima parte dello spettacolo i ragazzi erano in silenzio e mimavano la vita dei lavoratori; successivamente una compagna ha tenuto un divertente monologo con protagonista le calzature, interagendo con noi del pubblico. La parte terminale è stata invece centrata sulla realtà della fabbrica Ursus, sui materiali e prodotti chimici usati e sui metodi di produzione.

Il tema della recita mi ha incuriosito poiché non ero al corrente dell’esistenza della fabbrica e non sapevo quanto fosse stata importante per la storia di Vigevano. Gli attori, nonché nostri compagni, hanno espresso perfettamente questi concetti; soprattutto mi ha intrattenuto la loro naturalità e il loro tono convinto e gioioso. L’inserimento di parti divertenti durante lo spettacolo lo ha reso più gradevole da seguire, ma mi hanno annoiato le descrizioni infinite dei materiali usati per la realizzazione di scarpe perché le ho trovate esageratamente particolareggiate. A parte questo sono contenta di aver avuto questa occasione e spero, in futuro, di averne altre similari.
Valentina di Brisco

Inizialmente Vigevano e L’Italia erano in difficoltà a partire dalla crisi del 1929-1930 e soprattutto dopo la Seconda Guerra mondiale e a Vigevano si producevano scarpe in cuoio; dopodiché anche grazie alla grande richiesta degli acquirenti si iniziarono anche a produrre quelle in gomma e l’azienda che fin dalla fondazione le produceva accompagnò il boom della calzatura in gomma. Con il susseguirsi degli anni le produzioni raggiunsero molti milioni. L’Ursus assunse molte persone disoccupate e Vigevano visse una giovinezza economica. Successivamente varie polemiche e le continue crisi la portarono alla chiusura. Uno spettacolo in alcuni tratti noioso pur se educativo ma molto divertente.
Andrea Galantucci


Lo spettacolo mi ha interessato molto visto che trattava di un argomento diverso dal solito e vicino alla vita della mia città. La mia scena preferita ha come protagonista una ragazza che finalmente riesce a comprare le scarpe dell’Ursus che desiderava fin da bambina. Mi è dispiaciuto molto sapere che la fabbrica è stata chiusa lasciando senza lavoro numerosi operai.
Camilla Belisori

I ragazzi sono stati bravi ad esibirsi davanti a tutto il pubblico del Casale e a recitare uno spettacolo non facile. Lo spettacolo è durato circa un’ora e dieci minuti ed essendoci stati pochi episodi comici è risultato in alcune parti un poco noioso.
Alessandro Piccolo

Lo spettacolo teatrale dell’11/05/2018 è durato un’ora e 10 minuti circa in un’ambientazione semplice ma curata, con interpreti vivaci e trama coinvolgente. Il palco era illuminato dalle luci che insieme alla musica hanno contribuito a rendere l’atmosfera piacevole. Infine, la recitazione era credibile, ma allo stesso tempo comica e divertente. La rappresentazione mi è sembrata riuscita grazie al chiaro messaggio che il regista ha voluto trasmettere con lo scopo di far riflettere su un fatto di storia della nostra città.
Jasmine Ballisai

A me lo spettacolo è piaciuto molto perché si poteva vedere com'erano le condizioni di lavoro del passato e soprattutto è stato bello vedere scene forti, come per esempio quando spiegavano la chiusura della fabbrica, e purtroppo molte persone hanno perso il posto di lavoro.
Niccolò Simbula

Lo spettacolo tenuto dai ragazzi del Casale mi è piaciuto sia per le parti comiche, ma anche per avermi fatto conoscere qualcosa di nuovo riguardo Vigevano e la sua storia passata.
Donato Nigro

Lo spettacolo personalmente mi è piaciuto molto e soprattutto la recitazione degli alunni dell'ITS Luigi Casale; infatti non si sono mai bloccati e non hanno manifestato tensione durante lo spettacolo. In futuro mi piacerebbe vedere un altro spettacolo recitato sempre da loro.
Francesco Veneroni


La parte più bella dello spettacolo a mio parere è stata quella in cui una ragazza si metteva a parlare delle sue scarpe, di quanto fossero belle e comode, dicendo anche che le scarpe sono accessori del tutto personali non come magliette o pantaloni; le scarpe devono infatti essere tue, devono essere comode e devi sentirti bene con loro perché ti devono durare una vita. Mi ha molto interessato comprendere che l’Ursus è stata un simbolo importantissimo del boom economico italiano; il suo logo rappresenta un uomo che teneva il toro per le corna, come sogno di forza e di possenza. Lo spettacolo è stato ben recitato e con un'ottima scenografia.
Daniela Parra

La caratteristica che ha reso lo spettacolo interessante è l’atmosfera allegra creata dagli attori, grazie ad alcune battute e momenti divertenti. Un’altra caratteristica che mi è piaciuta è come gli attori siano riusciti a coinvolgere tutti i presenti mentre raccontavano i fatti avvenuti nel passato riguardanti l’industria Ursus.
Fabio Ibrahimi

Prima di tutto mi è piaciuto come i ragazzi hanno interpretato i lavoratori del tempo all’Ursus e poi mi quando hanno fatto l’intervista ai dipendenti di una volta: ho così compreso le condizioni di vita e di lavoro di un’epoca non lontana nella città di Vigevano.
Enrico Rossi

Lo spettacolo a cui ho assistito riguardava la fabbrica calzaturiera ormai fallita Ursus. Ad interpretare la storia dello stabilimento c’erano un gruppo di ragazzi della scuola Casale. Mi è piaciuto come hanno espresso la storia dell’Italia dopo la guerra inserendo scene divertenti, pur rappresentando le difficoltà economiche del nostro Paese. La recita generale mi ha intrattenuto e l’ho trovata ben organizzata e realizzata.
Octavio Constantin




mercoledì 28 marzo 2018

LETTURE MARZOLINE - consigli di lettura dalla 3 C TUR


IO PRIMA DI TE


Il romanzo “Io prima di te”, pubblicato nel 2016, è stato scritto dalla scrittrice Joyo Moyes, giornalista inglese e due volte vincitrice   del premio Romantic Novel al The Year Aword, nata il 4 Agosto 1969 a Londra.

Il libro parla di una ragazza di 26 anni, Luisa Clark, detta “Lou”, che vive in una cittadina della campagna inglese, con la madre, il padre, la sorella Katrina, il nonno e il nipote ed è fidanzata con Patrick, un giovane allenatore.

Luisa per aiutare economicamente la famiglia si impegna a cercare ogni tipo di lavoro; licenziata dal locale in cui lavorava da anni per motivi di fallimento, trova lavoro come assistente di Will Trainor, un ragazzo su una sedia a rotelle a vita a causa di un incidente con una moto.

Da quel giorno Will vive nel castello dei sui genitori, seguito ventiquattro ore su ventiquattro da un medico oltre che da un’assistente.

Dall’arrivo di Luisa, Will riprende a vivere la sua vita, da qui in poi è un susseguirsi di forti emozioni e corse contro il tempo …….

Questo libro mi è piaciuto molto perché oltre a raccontare una storia d’amore intensa e romantica, fa comprendere anche la vita di un uomo tetraplegico e mette alla luce i valori più importanti che dovrebbero stare alla base delle nostre vite e dei nostri rapporti.




martedì 27 marzo 2018

LETTURE MARZOLINE - consigli di lettura dalla 3 C TUR


Bianca come il latte, rossa come il sangue

E’ il romanzo d’esordio di Alessandro D’Avenia, pubblicato nel 2010.
E’ stato tradotto in diciannove lingue e ha raggiunto il milione di copie nei primi mesi del 2013, diventando così un best-seller internazionale.
Il romanzo si ispira a una vicenda accaduta veramente in una scuola romana il cui l’autore faceva supplenza.
Questo romanzo è scritto in prima persona e racconta la storia di uno studente di nome Leonardo, conosciuto però come Leo, un sedicenne innamorato perdutamente di Beatrice, ragazza dai lunghi capelli rossi.
Lui sostiene che la scuola è una totale noia, ma proprio in quella scuola ha incontrato Silvia, sua migliore amica, innamoratissima a sua volta di Leo.
Per lui inoltre sono molto importanti Niko, suo migliore amico, i “Pirati” la sua fedele squadra di calcio della scuola, i suoi genitori e il “Sognatore” ossia il nuovo supplente di filosofia e storia con cui inizialmente non ha un bellissimo rapporto, ma che con il passare delle ore passate insieme farà capire al giovane allievo cosa significhi realmente avere un sogno e realizzarlo.
Nella prima parte del romanzo si vede il lato più scherzoso di Leo, che però muterà radicalmente nel corso della storia mostrando un cambiamento radicale ed una crescita del ragazzo quando scoprirà la grave malattia diagnosticata a Beatrice. Il ragazzo mai farà mancare il suo affetto e Beatrice gli farà capire che la sua anima gemella in realtà è Silvia.
Il giovane sarà quindi pronto a dichiararsi all'amica sulla "loro" panchina al parco, ma…
SOLO LEGGENDO POTRETE SCOPRIRE IL SUCCEDERSI DEGLI IMPREVEDIBILI EVENTI
Ho letto questo romanzo circa due anni fa e dal momento in cui l’ho finito l’avrò letto ancora tre volte poiché mi è piaciuto tantissimo.
Considero questo libro davvero istruttivo per un giovane perché relaziona anche dei momenti gravi e difficili della vita e sul come cercare di superarli. E’ un romanzo davvero commovente e emozionante, soprattutto perchè il protagonista è in grado di far commuovere con i suoi gesti fatti con cuore che lo portano a crescere e maturare, diventando un uomo.
      



mercoledì 21 marzo 2018

LETTURE MARZOLINE - consigli di lettura dalla 3 C TUR


“IL MEGLIO DI ME”

 di NICHOLAS SPARKS



Nicholas Sparks è un noto autore del Nebraska, autore di molti bestseller tradotti in più di quaranta lingue e sempre ai vertici delle classifiche internazionali.

Ambientato a Oriental, questo libro racconta due storie in parallelo di due ragazzi, Amanda e Dawson, che sono stati innamorati durante la loro adolescenza, nonostante gli ostacoli imposti dalle famiglie di entrambi. Racconta inoltre di Tuck, uomo anziano, la cui amicizia li ha accomunati e che li ha fatti rincontrare ben vent’anni dopo, quando ognuno si era fatto la propria vita prendendo strade differenti, nonostante si fossero sempre amati e nonostante non si fossero mai dimenticati.

Il loro nuovo incontro avviene a causa della morte del vecchio Tuck e emerge la loro tentazione di tornare nel passato, quando erano felici l’uno con l’altra.

Consiglierei questo libro, perché penso che possa essere apprezzato da tutti, ma soprattutto da coloro che amano i romanzi d’amore e di colpi di scena, infatti ne è ricco.

Penso che possa piacere a tutte le età perché rispecchia la vita degli adolescenti così come quella degli adulti, in quanto l’autore descrive le fasi dalla gioventù all’età matura dei due personaggi, focalizzando i vari problemi e le varie esperienze.

Una cosa che penso sia particolare e insolita è il fatto che l’autore riesca a immedesimarsi nei suoi lettori, in quanto io in prima persona mi sono resa conto di alcuni pensieri e idee molto simili, perciò inviterei tutti a leggere questo libro appunto per questo aspetto singolare, perché sono sicura che qualcuno si ritroverà all’interno della storia, anche solo in parte o in alcuni pensieri dell’autore.

Ho trovato molto avvincente la trama del libro, in quanto rientra in uno dei miei generi preferiti e una volta letto, sono certa che altre persone, come me, saranno curiose di leggere altri romanzi di Nicholas Sparks

Magari non sarà un libro gradito agli appassionati del genere d’azione o d’avventura ma inviterei comunque tutti a leggerlo poiché non è ne’ sdolcinato ne’ uggioso, in più spero che ci sia una piccola speranza che questo libro verrà scelto e soprattutto gradito da tutti coloro che, basandosi sul mio consiglio, leggeranno questo romanzo.

mercoledì 14 marzo 2018

LETTURE MARZOLINE - consigli di lettura dalla 3 C TUR


LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI


 La solitudine dei numeri è un romanzo del 2008.

 L’autore, Paolo Giordano, all’epoca dell’uscita del libro era un giovane dottorando in Fisica con la passione per la letteratura. Il romanzo ottenne un gran successo vincendo molti premi letterari e nel 2010 ne verrà tratto un film diretto da Saverio Costanzo.

La solitudine dei numeri primi racconta in parallelo le vite dei suoi due protagonisti, Alice e Mattia. Per entrambi l’infanzia è segnata da un evento traumatico. Il primo incontro dei due avviene durante l’adolescenza, sono accomunati da un’esistenza difficile infatti riscontrano problemi fisici e mentali però grazie a questa vicinanza i due ragazzi continuano a cercarsi. Questa condizione li accompagnerà per tutta la vita, i due sono separati, lontani però ci sarà sempre qualcosa che li porta a rincontrarsi

A me questo libro è piaciuto molto, parla dei vari aspetti dell’adolescenza e della vita più adulta. Si affrontano varie tematiche come il rapporto con genitori, dell’amore ancora incerto che si prova alla giovane età e dei vari problemi che si vivono crescendo e diventando.

«I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sé stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari»

Chiara Lista

mercoledì 28 febbraio 2018

Uscita didattica MILANO RINASCIMENTALE IV A TUR, IV C TUR, V A AFM


I CHIOSTRI dell’UNIVERSITA’ CATTOLICA del SACRO CUORE

La sede centrale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore è collocata a fianco della Basilica di Sant'Ambrogio di Milano, nell'antico monastero cistercense dell'abbazia di Sant'Ambrogio.

La ristrutturazione del monastero è iniziata del 1929.

Il progetto ha iniziato a prendere forma dal restauro dei chiostri bramanteschi del complesso ecclesiastico.

Bramante iniziò a lavorare al progetto dei due chiostri nel tardo Quattrocento, ma l’opera venne completata solo successivamente. I chiostri presentano un portico con archi a tutto sesto poggianti su colonne. La parte superiore in entrambe le strutture è composta da una serie di finestre, sottolineate da una cornice marcapiano. Ad ogni campata corrispondono due finestre nel piano superiore.




 SAN SATIRO


L’illusione è perfetta.



Si entra nella chiesa di San Satiro, a Milano, e pare che, dietro l’altare, ci sia un grande spazio, un’abside regolare, completata da decorazioni.

Invece non è così nella realtà, ma l’illusione dura a lungo, e per accorgersi che si tratta solo di questo bisogna arrivare proprio vicino all’altare e quasi toccarlo con mano: dietro l’altare non si passa, c’è poco meno di un metro di spazio.

Dunque l’abside che vedete nelle foto nella realtà non esiste.
L’artefice di questa meraviglia, o forse inganno, è uno dei nostri più grandi architetti, Donato Bramante.


SAN MAURIZIO

Dall'XIII secolo al 1798 San Maurizio al Monastero Maggiore fu il più importante Monastero benedettino femminile di Milano e, grazie alla sua ricca decorazione interna, opera dei principali protagonisti del Cinquecento lombardo (tra cui Bernardino Luini e i suoi figli), è considerata la “Cappella Sistina” della città e della regione.



Di origine antica, questa Chiesa sorse tra età longobarda ed età carolingia e, nel corso del '500, fu ampliata e modificata.

Presenta un'unica navata e, all'altezza della quarta campata, è dotata di una parete trasversale, che separa la zona dedicata alle monache da quella pubblica.




La particolarità di questa struttura è la grande differenza tra esterno e interno: infatti, nonostante esternamente appaia come una chiesa anonima, all'interno presenta una grande bellezza grazie al ripetuto utilizzo di colori, primi fra tutti il blu, prevalente nel coro delle monache, e l'oro, utilizzato per la volta e prevalente nella custodia dell'organo.