venerdì 25 maggio 2018

Nuestro viaje a Córdoba

Resoconto di viaggio del soggiorno di studio in Spagna organizzato dall’Istituto Casale con l’Associazione Musicopoli. Grazie al gemellaggio con un Istituto d’Arte di Córdoba, la Escuela Mateo Inurria, 66 studenti dei corsi Turismo  e Amministrazione, Finanza e Marketing hanno condiviso una giornata con i coetanei spagnoli vistando i laboratori di scultura, pittura e falegnameria artistica. Alcuni alunni del Casale hanno presentato, in lingua spagnola, gli aspetti artistici della nostra città  alla presenza di un rappresentante dell’UNESCO e di alcuni esponenti del mondo culturale e produttivo di Córdoba. Molto interessante l’esperienza ‘peer to peer’ realizzata alla Mezquita Catedral e all’Alcazar, il palazzo dei re cristiani: la visita dei beni UNESCO in piccoli gruppi è stata guidata da studenti esperti di storia dell’arte e guide turistiche in formazione.
Prof.sse Broli, Cairo, Dabusti, Rustioni.








Calvino diceva: “d’una città non godi le meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere.”

Córdoba è una di quelle città piene di meraviglie artistiche, storiche e culturali ed è per me stata un grande stimolo a scavarmi dentro. Ho vissuto esperienze capaci di farmi rendere conto, un po’ di più, della persona che sono. La condizione del viaggio è quella di tornare diversi: con l’anima più luminosa e con il proprio bagaglio sempre più pieno.

Ogni luogo costituisce un viaggio dentro di me; ogni città che visito mi rende più ricca, curiosa e felice.

Ognuno di noi ha vissuto in maniera e con spirito differente le diverse esperienze che ci sono state proposte. Io, ogni attimo, l’ho vissuto intensamente.

La semplicità, l’atmosfera e le parole profonde di alcune persone sincere hanno reso poetica questa troppo breve settimana.

Ripartirei domani in cerca di tutto quello che non ho visto ancora.

Ripartirei domani, una seconda volta, per immergermi in quella meravigliosa città spagnola, ad ascoltare attentamente ogni parola che le sue piccole stradine sono capaci di sussurrare.

Gaia Coppola, classe 5 B TUR






Personalmente mi sono divertito tantissimo e indubbiamente ho imparato qualcosa in più, sia in ambito linguistico, ovviamente praticando la lingua, sia a livello più generale, visitando posti nuovi mai visti prima.

Sono stato particolarmente colpito dalla Mezquita, una enorme cattedrale che mi ha immediatamente impressionato all'ingresso.

Ho trovato molto bella e interessante, anche essendo arabo, Medinat al Zahara, città bellissima e piena di cultura come del resto tutta Cordoba, ricca di tradizioni diverse fuse tra loro.
Ringrazio tutti per avermi regalato queste emozioni bellissime e questi ricordi indimenticabili.

Seif Seddik, classe 4 B TUR









RECENSIONE I B AFM di “URSUS: 900 PAIA AL GIORNO”




Venerdì 11 Maggio noi della I B AFM ci siamo recati al teatro Moderno per assistere ad uno spettacolo intitolato “Ursus: 900 paia al giorno. La Vigevano che lavorava in fabbrica.”, organizzato e realizzato da ragazzi e insegnanti della scuola L. Casale con la regia di Corrado Gambi.

Gli attori discutevano, tra scene ed interpretazioni divertenti, della nascita della fabbrica Ursus in Italia e nella nostra Vigevano, uno stabilimento che si occupava della produzione di beni derivanti dalla plastica, tra cui soprattutto scarpe.

Fu un grande aiuto per lo sviluppo del nostro Paese che, uscito devastato dalla guerra, si trovava in una difficile situazione economica; infatti, moltissime persone trovarono lì un impiego.

Nella prima parte dello spettacolo i ragazzi erano in silenzio e mimavano la vita dei lavoratori; successivamente una compagna ha tenuto un divertente monologo con protagonista le calzature, interagendo con noi del pubblico. La parte terminale è stata invece centrata sulla realtà della fabbrica Ursus, sui materiali e prodotti chimici usati e sui metodi di produzione.

Il tema della recita mi ha incuriosito poiché non ero al corrente dell’esistenza della fabbrica e non sapevo quanto fosse stata importante per la storia di Vigevano. Gli attori, nonché nostri compagni, hanno espresso perfettamente questi concetti; soprattutto mi ha intrattenuto la loro naturalità e il loro tono convinto e gioioso. L’inserimento di parti divertenti durante lo spettacolo lo ha reso più gradevole da seguire, ma mi hanno annoiato le descrizioni infinite dei materiali usati per la realizzazione di scarpe perché le ho trovate esageratamente particolareggiate. A parte questo sono contenta di aver avuto questa occasione e spero, in futuro, di averne altre similari.
Valentina di Brisco

Inizialmente Vigevano e L’Italia erano in difficoltà a partire dalla crisi del 1929-1930 e soprattutto dopo la Seconda Guerra mondiale e a Vigevano si producevano scarpe in cuoio; dopodiché anche grazie alla grande richiesta degli acquirenti si iniziarono anche a produrre quelle in gomma e l’azienda che fin dalla fondazione le produceva accompagnò il boom della calzatura in gomma. Con il susseguirsi degli anni le produzioni raggiunsero molti milioni. L’Ursus assunse molte persone disoccupate e Vigevano visse una giovinezza economica. Successivamente varie polemiche e le continue crisi la portarono alla chiusura. Uno spettacolo in alcuni tratti noioso pur se educativo ma molto divertente.
Andrea Galantucci


Lo spettacolo mi ha interessato molto visto che trattava di un argomento diverso dal solito e vicino alla vita della mia città. La mia scena preferita ha come protagonista una ragazza che finalmente riesce a comprare le scarpe dell’Ursus che desiderava fin da bambina. Mi è dispiaciuto molto sapere che la fabbrica è stata chiusa lasciando senza lavoro numerosi operai.
Camilla Belisori

I ragazzi sono stati bravi ad esibirsi davanti a tutto il pubblico del Casale e a recitare uno spettacolo non facile. Lo spettacolo è durato circa un’ora e dieci minuti ed essendoci stati pochi episodi comici è risultato in alcune parti un poco noioso.
Alessandro Piccolo

Lo spettacolo teatrale dell’11/05/2018 è durato un’ora e 10 minuti circa in un’ambientazione semplice ma curata, con interpreti vivaci e trama coinvolgente. Il palco era illuminato dalle luci che insieme alla musica hanno contribuito a rendere l’atmosfera piacevole. Infine, la recitazione era credibile, ma allo stesso tempo comica e divertente. La rappresentazione mi è sembrata riuscita grazie al chiaro messaggio che il regista ha voluto trasmettere con lo scopo di far riflettere su un fatto di storia della nostra città.
Jasmine Ballisai

A me lo spettacolo è piaciuto molto perché si poteva vedere com'erano le condizioni di lavoro del passato e soprattutto è stato bello vedere scene forti, come per esempio quando spiegavano la chiusura della fabbrica, e purtroppo molte persone hanno perso il posto di lavoro.
Niccolò Simbula

Lo spettacolo tenuto dai ragazzi del Casale mi è piaciuto sia per le parti comiche, ma anche per avermi fatto conoscere qualcosa di nuovo riguardo Vigevano e la sua storia passata.
Donato Nigro

Lo spettacolo personalmente mi è piaciuto molto e soprattutto la recitazione degli alunni dell'ITS Luigi Casale; infatti non si sono mai bloccati e non hanno manifestato tensione durante lo spettacolo. In futuro mi piacerebbe vedere un altro spettacolo recitato sempre da loro.
Francesco Veneroni


La parte più bella dello spettacolo a mio parere è stata quella in cui una ragazza si metteva a parlare delle sue scarpe, di quanto fossero belle e comode, dicendo anche che le scarpe sono accessori del tutto personali non come magliette o pantaloni; le scarpe devono infatti essere tue, devono essere comode e devi sentirti bene con loro perché ti devono durare una vita. Mi ha molto interessato comprendere che l’Ursus è stata un simbolo importantissimo del boom economico italiano; il suo logo rappresenta un uomo che teneva il toro per le corna, come sogno di forza e di possenza. Lo spettacolo è stato ben recitato e con un'ottima scenografia.
Daniela Parra

La caratteristica che ha reso lo spettacolo interessante è l’atmosfera allegra creata dagli attori, grazie ad alcune battute e momenti divertenti. Un’altra caratteristica che mi è piaciuta è come gli attori siano riusciti a coinvolgere tutti i presenti mentre raccontavano i fatti avvenuti nel passato riguardanti l’industria Ursus.
Fabio Ibrahimi

Prima di tutto mi è piaciuto come i ragazzi hanno interpretato i lavoratori del tempo all’Ursus e poi mi quando hanno fatto l’intervista ai dipendenti di una volta: ho così compreso le condizioni di vita e di lavoro di un’epoca non lontana nella città di Vigevano.
Enrico Rossi

Lo spettacolo a cui ho assistito riguardava la fabbrica calzaturiera ormai fallita Ursus. Ad interpretare la storia dello stabilimento c’erano un gruppo di ragazzi della scuola Casale. Mi è piaciuto come hanno espresso la storia dell’Italia dopo la guerra inserendo scene divertenti, pur rappresentando le difficoltà economiche del nostro Paese. La recita generale mi ha intrattenuto e l’ho trovata ben organizzata e realizzata.
Octavio Constantin




mercoledì 28 marzo 2018

LETTURE MARZOLINE - consigli di lettura dalla 3 C TUR


IO PRIMA DI TE


Il romanzo “Io prima di te”, pubblicato nel 2016, è stato scritto dalla scrittrice Joyo Moyes, giornalista inglese e due volte vincitrice   del premio Romantic Novel al The Year Aword, nata il 4 Agosto 1969 a Londra.

Il libro parla di una ragazza di 26 anni, Luisa Clark, detta “Lou”, che vive in una cittadina della campagna inglese, con la madre, il padre, la sorella Katrina, il nonno e il nipote ed è fidanzata con Patrick, un giovane allenatore.

Luisa per aiutare economicamente la famiglia si impegna a cercare ogni tipo di lavoro; licenziata dal locale in cui lavorava da anni per motivi di fallimento, trova lavoro come assistente di Will Trainor, un ragazzo su una sedia a rotelle a vita a causa di un incidente con una moto.

Da quel giorno Will vive nel castello dei sui genitori, seguito ventiquattro ore su ventiquattro da un medico oltre che da un’assistente.

Dall’arrivo di Luisa, Will riprende a vivere la sua vita, da qui in poi è un susseguirsi di forti emozioni e corse contro il tempo …….

Questo libro mi è piaciuto molto perché oltre a raccontare una storia d’amore intensa e romantica, fa comprendere anche la vita di un uomo tetraplegico e mette alla luce i valori più importanti che dovrebbero stare alla base delle nostre vite e dei nostri rapporti.




martedì 27 marzo 2018

LETTURE MARZOLINE - consigli di lettura dalla 3 C TUR


Bianca come il latte, rossa come il sangue

E’ il romanzo d’esordio di Alessandro D’Avenia, pubblicato nel 2010.
E’ stato tradotto in diciannove lingue e ha raggiunto il milione di copie nei primi mesi del 2013, diventando così un best-seller internazionale.
Il romanzo si ispira a una vicenda accaduta veramente in una scuola romana il cui l’autore faceva supplenza.
Questo romanzo è scritto in prima persona e racconta la storia di uno studente di nome Leonardo, conosciuto però come Leo, un sedicenne innamorato perdutamente di Beatrice, ragazza dai lunghi capelli rossi.
Lui sostiene che la scuola è una totale noia, ma proprio in quella scuola ha incontrato Silvia, sua migliore amica, innamoratissima a sua volta di Leo.
Per lui inoltre sono molto importanti Niko, suo migliore amico, i “Pirati” la sua fedele squadra di calcio della scuola, i suoi genitori e il “Sognatore” ossia il nuovo supplente di filosofia e storia con cui inizialmente non ha un bellissimo rapporto, ma che con il passare delle ore passate insieme farà capire al giovane allievo cosa significhi realmente avere un sogno e realizzarlo.
Nella prima parte del romanzo si vede il lato più scherzoso di Leo, che però muterà radicalmente nel corso della storia mostrando un cambiamento radicale ed una crescita del ragazzo quando scoprirà la grave malattia diagnosticata a Beatrice. Il ragazzo mai farà mancare il suo affetto e Beatrice gli farà capire che la sua anima gemella in realtà è Silvia.
Il giovane sarà quindi pronto a dichiararsi all'amica sulla "loro" panchina al parco, ma…
SOLO LEGGENDO POTRETE SCOPRIRE IL SUCCEDERSI DEGLI IMPREVEDIBILI EVENTI
Ho letto questo romanzo circa due anni fa e dal momento in cui l’ho finito l’avrò letto ancora tre volte poiché mi è piaciuto tantissimo.
Considero questo libro davvero istruttivo per un giovane perché relaziona anche dei momenti gravi e difficili della vita e sul come cercare di superarli. E’ un romanzo davvero commovente e emozionante, soprattutto perchè il protagonista è in grado di far commuovere con i suoi gesti fatti con cuore che lo portano a crescere e maturare, diventando un uomo.
      



mercoledì 21 marzo 2018

LETTURE MARZOLINE - consigli di lettura dalla 3 C TUR


“IL MEGLIO DI ME”

 di NICHOLAS SPARKS



Nicholas Sparks è un noto autore del Nebraska, autore di molti bestseller tradotti in più di quaranta lingue e sempre ai vertici delle classifiche internazionali.

Ambientato a Oriental, questo libro racconta due storie in parallelo di due ragazzi, Amanda e Dawson, che sono stati innamorati durante la loro adolescenza, nonostante gli ostacoli imposti dalle famiglie di entrambi. Racconta inoltre di Tuck, uomo anziano, la cui amicizia li ha accomunati e che li ha fatti rincontrare ben vent’anni dopo, quando ognuno si era fatto la propria vita prendendo strade differenti, nonostante si fossero sempre amati e nonostante non si fossero mai dimenticati.

Il loro nuovo incontro avviene a causa della morte del vecchio Tuck e emerge la loro tentazione di tornare nel passato, quando erano felici l’uno con l’altra.

Consiglierei questo libro, perché penso che possa essere apprezzato da tutti, ma soprattutto da coloro che amano i romanzi d’amore e di colpi di scena, infatti ne è ricco.

Penso che possa piacere a tutte le età perché rispecchia la vita degli adolescenti così come quella degli adulti, in quanto l’autore descrive le fasi dalla gioventù all’età matura dei due personaggi, focalizzando i vari problemi e le varie esperienze.

Una cosa che penso sia particolare e insolita è il fatto che l’autore riesca a immedesimarsi nei suoi lettori, in quanto io in prima persona mi sono resa conto di alcuni pensieri e idee molto simili, perciò inviterei tutti a leggere questo libro appunto per questo aspetto singolare, perché sono sicura che qualcuno si ritroverà all’interno della storia, anche solo in parte o in alcuni pensieri dell’autore.

Ho trovato molto avvincente la trama del libro, in quanto rientra in uno dei miei generi preferiti e una volta letto, sono certa che altre persone, come me, saranno curiose di leggere altri romanzi di Nicholas Sparks

Magari non sarà un libro gradito agli appassionati del genere d’azione o d’avventura ma inviterei comunque tutti a leggerlo poiché non è ne’ sdolcinato ne’ uggioso, in più spero che ci sia una piccola speranza che questo libro verrà scelto e soprattutto gradito da tutti coloro che, basandosi sul mio consiglio, leggeranno questo romanzo.

mercoledì 14 marzo 2018

LETTURE MARZOLINE - consigli di lettura dalla 3 C TUR


LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI


 La solitudine dei numeri è un romanzo del 2008.

 L’autore, Paolo Giordano, all’epoca dell’uscita del libro era un giovane dottorando in Fisica con la passione per la letteratura. Il romanzo ottenne un gran successo vincendo molti premi letterari e nel 2010 ne verrà tratto un film diretto da Saverio Costanzo.

La solitudine dei numeri primi racconta in parallelo le vite dei suoi due protagonisti, Alice e Mattia. Per entrambi l’infanzia è segnata da un evento traumatico. Il primo incontro dei due avviene durante l’adolescenza, sono accomunati da un’esistenza difficile infatti riscontrano problemi fisici e mentali però grazie a questa vicinanza i due ragazzi continuano a cercarsi. Questa condizione li accompagnerà per tutta la vita, i due sono separati, lontani però ci sarà sempre qualcosa che li porta a rincontrarsi

A me questo libro è piaciuto molto, parla dei vari aspetti dell’adolescenza e della vita più adulta. Si affrontano varie tematiche come il rapporto con genitori, dell’amore ancora incerto che si prova alla giovane età e dei vari problemi che si vivono crescendo e diventando.

«I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sé stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari»

Chiara Lista

mercoledì 28 febbraio 2018

Uscita didattica MILANO RINASCIMENTALE IV A TUR, IV C TUR, V A AFM


I CHIOSTRI dell’UNIVERSITA’ CATTOLICA del SACRO CUORE

La sede centrale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore è collocata a fianco della Basilica di Sant'Ambrogio di Milano, nell'antico monastero cistercense dell'abbazia di Sant'Ambrogio.

La ristrutturazione del monastero è iniziata del 1929.

Il progetto ha iniziato a prendere forma dal restauro dei chiostri bramanteschi del complesso ecclesiastico.

Bramante iniziò a lavorare al progetto dei due chiostri nel tardo Quattrocento, ma l’opera venne completata solo successivamente. I chiostri presentano un portico con archi a tutto sesto poggianti su colonne. La parte superiore in entrambe le strutture è composta da una serie di finestre, sottolineate da una cornice marcapiano. Ad ogni campata corrispondono due finestre nel piano superiore.




 SAN SATIRO


L’illusione è perfetta.



Si entra nella chiesa di San Satiro, a Milano, e pare che, dietro l’altare, ci sia un grande spazio, un’abside regolare, completata da decorazioni.

Invece non è così nella realtà, ma l’illusione dura a lungo, e per accorgersi che si tratta solo di questo bisogna arrivare proprio vicino all’altare e quasi toccarlo con mano: dietro l’altare non si passa, c’è poco meno di un metro di spazio.

Dunque l’abside che vedete nelle foto nella realtà non esiste.
L’artefice di questa meraviglia, o forse inganno, è uno dei nostri più grandi architetti, Donato Bramante.


SAN MAURIZIO

Dall'XIII secolo al 1798 San Maurizio al Monastero Maggiore fu il più importante Monastero benedettino femminile di Milano e, grazie alla sua ricca decorazione interna, opera dei principali protagonisti del Cinquecento lombardo (tra cui Bernardino Luini e i suoi figli), è considerata la “Cappella Sistina” della città e della regione.



Di origine antica, questa Chiesa sorse tra età longobarda ed età carolingia e, nel corso del '500, fu ampliata e modificata.

Presenta un'unica navata e, all'altezza della quarta campata, è dotata di una parete trasversale, che separa la zona dedicata alle monache da quella pubblica.




La particolarità di questa struttura è la grande differenza tra esterno e interno: infatti, nonostante esternamente appaia come una chiesa anonima, all'interno presenta una grande bellezza grazie al ripetuto utilizzo di colori, primi fra tutti il blu, prevalente nel coro delle monache, e l'oro, utilizzato per la volta e prevalente nella custodia dell'organo. 








Uscita didattica al BINARIO 21 IV A TUR, IV C TUR, V A AFM


BINARIO 21

1943-1945: da Milano, in questi anni, partirono i treni diretti ai campi di sterminio nazisti.
Questo che viene chiamato “Binario 21” è situato dove vi è tuttora la stazione centrale di Milano.


Oggi viene considerato binario “morto”, ed è il luogo dove è nato il memoriale della Shoah di Milano; è un luogo assolutamente originale (risalente a 70 anni fa circa), non  è una copia.
Il Memoriale della Shoah è nato per ricordare e rendere omaggio alle vittime di questo sterminio.
All’entrata è presente la grande scritta “indifferenza”, scelta proprio a rimarcare l’atteggiamento che le persone hanno manifestato nei confronti dello sterminio



mercoledì 14 febbraio 2018

UN GIORNO DA CONSIGLIERE REGIONALE

In data 7 Febbraio 2018, io e i miei compagni della 5^ A AFM abbiamo avuto la possibilità di visitare il Consiglio Regionale della Lombardia, la cui sede è a Milano.


Appena arrivati ci ha accolto la nostra “guida", un funzionario delle Pubbliche Relazioni, molto appassionato del proprio lavoro e piuttosto coinvolgente.
Siamo stati accompagnati presso l’aula consiliare dove normalmente si svolgono le sedute del Consiglio che rappresenta l’organo legislativo della Regione. La guida ci ha ricordato le funzioni di tale organo, già studiato a scuola, insistendo sul ruolo  dei suoi componenti.
Successivamente abbiamo svolto un’attività particolare: seduti sulle poltrone occupate dai nostri rappresentanti regionali, abbiamo simulato di essere “consiglieri  per un giorno”. Alcuni di noi, infatti, si sono candidati a rappresentare alcuni ruoli all’interno del Consiglio. Abbiamo, infatti, eletto il presidente dell’assemblea ed i suoi vice-presidenti, mentre la guida ha scelto alcuni compagni per il ruolo di 





Governatore e di Assessori regionali. Quindi, abbiamo simulato alcune decisioni, votando alcune nostre proposte di legge, utilizzando il sistema elettronico di voto palese e di voto segreto.
È stata davvero una bellissima esperienza!
C’è stato poi il tempo delle domande e delle curiosità. Tra queste, ad esempio, quella relativa al simbolo della Regione Lombardia, ossia la Rosa Camuna, una delle più famose incisioni rupestri della Val Camonica. Lo stemma regionale presenta il fiore bianco come la luce su sfondo verde come la Pianura Padana






Per concludere, la guida ci ha dato la possibilità di raggiungere il 31esimo piano dell’edificio sede del Consiglio Regionale, ossia il famoso Palazzo Pirelli, uno dei più alti d'Europa: un colosso di vetro che, nonostante sia stato costruito negli anni ’60, mantiene la sua modernità ed imponenza.
Dal 1978 è diventato la sede del Consiglio Regionale della Lombardia.
Da lassù abbiamo potuto ammirare la splendida città di Milano, scorgendo i suoi più importanti monumenti.
Insomma, davvero una belle giornata che ha contribuito ad arricchire le nostre competenze di cittadini di oggi e di domani.





Todaro Alessandra
5^ A AFM













L'amore ai tempi del Casale - un anno dopo





mercoledì 7 febbraio 2018

La Giornata della Memoria versione I B AFM

27 GENNAIO 2018: GIORNATA DELLA MEMORIA

La 1^BAFM ha partecipato il giorno 26 Gennaio 2018 alla visione del film “Un sacchetto di biglie”, in occasione della giornata della memoria, che ha il compito di ricordare ogni anno le vittime dei campi di sterminio e della Shoah.

La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 1973.

I protagonisti sono due fratelli ebrei che vivono a Parigi prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale; la loro vita scorre felice e spensierata fino a quando vengono a conoscenza delle Leggi razziali che provocano per loro discriminazioni e derisioni. La famiglia decide di spostarsi verso Nizza, per sentirsi più al sicuro.

Qui iniziano una serie di avventure miste a pericoli e dolori, tra cui la deportazione del padre in un campo di concentramento. Appropriandosi di false identità i due giovani riescono a sopravvivere alla cattura da parte dei nazisti; con l’aiuto di un prete riescono a fuggire e a trovare lavoro in Alta Savoia.

Solo sul finire della guerra ritorneranno a Parigi dove riabbracceranno i fratelli e la madre.

Ecco i commenti e le riflessioni di alcuni allievi:

“Il film mi ha appassionato perchè, pur essendo ambientato durante il periodo più tragico della storia, sa intrattenere il pubblico attraverso le idee e le emozioni di due bambini. Mi ha toccato profondamente il loro rapporto di fratellanza e fiducia reciproca e come abbiano affrontato molteplici sfide appoggiandosi a vicenda. È un film che fa riflettere ma allo stesso tempo sa strappare un sorriso. Ci sono tanti momenti che mi hanno commosso ma uno in particolare mi ha emozionato. Si tratta di quando Joseph, uno dei due protagonisti, riceve la notizia che Parigi era stata liberata e dalla contentezza distribuisce giornali per tutta l’Alta Savoia con la nuova in prima pagina. Inoltre, il fatto che Joseph mostri affetto nei confronti della famiglia francese che lo aveva ospitato fino alla fine anche se sapeva essere contro gli ebrei, mi fa capire come il ragazzo sia grato del loro aiuto nonostante tutto. Consiglierei la visione anche a chi non apprezza il genere drammatico perché la pellicola sa descrivere contesti tristi e mostrare il dolore scaturito dalla guerre con gli occhi di due innocenti che vorrebbero godersi la vita come ogni ragazzino” Valentina Di Brisco

“Vorrei porre l’evidenza sulla scena in cui i due fratelli, protagonisti della pellicola, vengono informati del fatto che in serata saranno costretti a scappare da Parigi, in quanto la città non è più sicura per loro ebrei ed è meglio separarsi per avere più possibilità di non esser scoperti dai nazisti. Il padre, raccolta la famiglia intorno alla tavola per il pranzo, racconta ai figli di come anni prima in Russia lui e suo padre, a causa delle persecuzioni contro gli ebrei (Pogrom), fossero stati costretti a fuggire, separandosi dalla propria famiglia. Maurice comprende immediatamente la gravità della situazione e domanda se anche loro a questo punto si trovino nella medesima situazione. La scena emotivamente più forte e toccante è la successiva, quando cioè il padre si fa promettere dai figli di non rivelare mai a nessuno di essere ebrei e per ottenere questo mette alla prova il figlio minore Joseph chiedendogli se lui sia ebreo; questi continua a negare, ma il padre lo incalza ripetendo ossessivamente la domanda in modo sempre più rude e violento sino ad arrivare a schiaffeggiarlo, pur di testare la sua forza di resistenza.
Penso dunque di esser fortunato a vivere in Italia oggi perché ognuno può professare liberamente la propria religione. Purtroppo esistono ancora alcuni Paesi dove ciò non è a tutt’oggi possibile per mancanza di vera cultura e per pregiudizi.
Mi fa molto riflettere il modo sereno in cui io vivo la mia adolescenza in opposizione a quello triste e doloroso dei protagonisti del film. I miei unici pensieri sono poter studiare, giocare liberamente, dedicarmi al mio sport preferito, potendo frequentare senza alcun problema persone di gusti e religioni diversi dai miei. Invece nel pieno dell’adolescenza i due protagonisti dovevano scappare, separati dai loro cari, cercando così in ogni modo di salvarsi la vita” Nicolò Tagliavini

“Questo film mi è davvero piaciuto e mi ha insegnato che lottando duramente si possono raggiungere risultati inaspettati anche in uno dei periodi più tremendi della storia del XX secolo” Francesco Guerrini

“Una delle scene che mi ha maggiormente impressionata è stata quando durante il viaggio in treno dei due protagonisti verso Nizza all’improvviso il convoglio viene fermato per dei controlli della polizia nazista. Un parroco si prende cura e aiuta i ragazzi, che assistono però dal finestrino a scene terribili: i tedeschi sparano agli ebrei che cercano di scappare, cani addestrati li inseguono e i sopravvissuti vengono portati via, chissà dove…” Paula Rodriguez

“La scena del parroco che aiuta i due fratelli mi ha particolarmente colpito perché ha chiaramente mostrato il coraggio di quest’uomo che ha messo a rischio la propria vita per salvarne altre due con successo” Francesco Veneroni

“La scena che mi ha maggiormente commossa è quella in cui Joseph difende e protegge il proprio datore di lavoro, poiché lo aveva comunque aiutato pur essendo antisemita. Questo film mi è piaciuto perché mi ha fatto capire quanto due fratelli possano essere uniti, non rinunciando mai l’uno all’altro” Camilla Belisori

“Secondo me il film è stato davvero commovente perché ha dimostrato quanto un bambino si possa render conto di tante cose, anche le più terribili, pur essendo solo un bambino” Alexandra Barani

“Il film si riassume nella semplicità dell’immagine di un sacchetto di biglie. Le biglie riescono a far divertire Joseph e Maurice e i loro amici nonostante l’enorme dolore della situazione storica. In questo film la famiglia dei protagonisti si ama e si vuole molto bene ma basta una stella di stoffa cucita sui loro indumenti per cambiare tragicamente i loro destini, a farli essere discriminati e ghettizzati da chi sino al giorno prima li considerava amici. La guerra finirà, si recupererà una piccola parte di felicità ma le loro vite non potranno mai più essere le stesse” Andrea Galantucci

“Il film mi ha molto colpito perché ha mostrato come si sia trasformata in tragedia la tranquilla vita di una famiglia benestante, costringendo i due ragazzini protagonisti a diventare dei fuggitivi, braccati e ricercati dai nazisti pur non avendo alcuna colpa. Tristissima è la scena in cui i loro stessi compagni di scuola li rinnegano per il solo fatto di essere ebrei, ghettizzandoli e eliminandoli dalla loro vita nel giro di pochi giorni” Enrico Rossi



lunedì 5 febbraio 2018

GIORNATA DELLA MEMORIA: PER NON DIMENTICARE. RIFLESSIONI DELLA 3 C TUR

27 GENNAIO 2018: GIORNATA DELLA MEMORIA

I NAZISTI DELLA PORTA ACCANTO:
PER NON DIMENTICARE

In occasione della Giornata della Memoria la nostra classe accompagnata dalla Prof.ssa Zanoletti si è recata presso il Teatro Moderno per assistere alla rappresentazione “I nazisti della porta accanto”, volta a commemorare la morte di milioni di Ebrei, ma anche zingari, omosessuali, persone con handicap e dissidenti politici nei campi di sterminio nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Lo spettacolo aveva come argomento d’interesse non i fatti accaduti durante la guerra bensì l’indagine sul destino di gerarchi nazisti, scienziati tedeschi e collaboratori di Hitler al termine di quest’ultima.

Moltissimi di loro scapparono in America grazie a false identità, con l’aiuto di esponenti del Governo americano e della Cia, grazie alla collaborazione di funzionari compiacenti del Vaticano, tutti ben consapevoli del loro passato e degli atti atroci da loro spesso commessi.

Emblematico il caso di Otto Von Bolschwing, precedentemente spia delle SS e braccio destro di Adolf Eichmann, ingaggiato dalla CIA con funzioni di aiuto e supporto nella lotta al Comunismo.

Le brutture della loro vita passata furono cancellate e molti di loro si ricrearono una nuova vita e una maschera di positività, trovando lavori semplici e comuni in diverse cittadine degli Stati Uniti.
In modo particolare illustri scienziati che in precedenza avevano lavorato alle dipendenze del Terzo Reicht furono posti a capo dei nascenti progetti aereo-spaziali.

Il caso più eclatante fu quello di Wernher Von Braun, progettista e ideatore dei razzi V2 che colpirono Londra durante la guerra, diventato successivamente in America uno dei massimi esponenti della NASA, direttore del Marshall Space Flight, progettista del Saturn V, il superpropulsore che portò la Missione Apollo sulla luna nel 1969, arrivando ad essere insignito nel 1975 della National Medal of Science.

I giovanissimi attori in scena hanno proposto una lettura recitata che ci ha restituito, insieme ai filmati proiettati, il senso profondo di fatti poco conosciuti, facendoci scoprire con incredulità e dolore una realtà a molti di noi ancora sconosciuta.

Queste le riflessioni al termine dello spettacolo:

“Lo spettacolo è stato molto interessante per me, forse non tanto nella resa ma di certo nel contenuto. E’ inaccettabile come uno Stato democratico abbia potuto permettere ai nazisti di vivere una vita tranquilla e agiata dopo tutto il dolore che avevano causato a degli innocenti. Dal mio punto di vista non avrebbero dovuto aver importanza la loro intelligenza e le loro capacità tecnico-scientifiche, infatti nessun individuo che ha commesso simili reati dovrebbe avere successo” Alice Volpati

“Ritengo sia stato uno spettacolo particolare, diverso, utile e istruttivo in quanto sono state menzionate tantissime informazioni che solitamente non vengono veicolate” Eleonora Frigerio

“Nonostante le tante informazioni fornite abbiano reso in alcuni momenti non semplice e facile seguire il filo conduttore dello spettacolo, l’ho trovato interessante e mi è piaciuto” Stefania Cecchini

“Ho apprezzato molto gli argomenti trattati così nello specifico, anche se avrei preferito una resa maggiormente teatrale” Gianluca Scuri

“I temi trattati sono risultati nuovi e non banali” Federica Pellicanò

“Ho trovato interessanti gli argomenti e ben interpretata la lettura teatrale che non è riuscita però a coinvolgermi del tutto” Alessia Portanova

“Forse lo spettacolo è stato sin troppo ricco di informazioni e ciò ha reso un poco difficile mantenere alto il livello di attenzione” Gaia Nicolini

“Relativamente alle tematiche trattate ritengo che lo spettacolo sia stato innovativo, poiché solitamente ci si sofferma solo sulle azioni positive degli Alleati senza conoscere le verità celate sulla liberazione dei campi di sterminio. Avrei però preferito maggior movimento e dinamismo attoriale sulla scena” Chiara Lista






venerdì 22 dicembre 2017

II C tur vs .... l'Ammoreee!!! :-)

II C tur Vs L'Ammore... 

Dopo due mesi passati a parlare di "lirica amorosa", questo é il nostro prodotto!
Speriamo vi diverta quanto è stato divertente per noi il realizzarlo...
Buone vacanze (con una sana dose d'ironia)!!! 😊











martedì 5 dicembre 2017


CANTASTORIE .... STORIE DI DONNE LIBERE

Sabato 25 novembre, alle ore 21.00, presso la biblioteca civica L. Mastronardi di Vigevano, si è svolto uno spettacolo in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, intitolato “CantaStorie. Storie di ieri e di oggi. Storie di donne libere”, e tratto dal libro “Fiabe in rosso” di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti .



La scenografia è abbastanza semplice: sullo sfondo ci sono tanti tipi di scarpe rosse (simbolo internazionale della lotta alla violenza di genere), e davanti  ci sono due sgabelli, un libro foderato di rosso, e un leggio con sopra dei fogli. In scena, soltanto un musicista (Daniele Soriani, n.d.r.).

Lo spettacolo inizia con una canzone suonata con la chitarra dall’uomo; nel frattempo entra  una donna vestita di rosso (Alessia Gennari, che è anche la regista dello spettacolo, n.d.r.), che inizia a cantare. Racconta tre fiabe, che sono i classici di “Cappuccetto rosso”, “Mignolina” e “Biancaneve e i sette nani”; però le storie vengono modificate nel finale, per far risaltare il ruolo della donna all’interno della fiaba, e far sì che si salvi da sola, senza un intervento maschile.

L’attrice alterna le tre fiabe ad altrettante storie di violenza alle donne realmente accadute, prese dalle cronache dei giornali, e a canzoni del cantautorato italiano (De André, Modena C.R. , ecc.) che hanno sempre per tema la Donna. Ad ogni cambio di storia, l’attrice indossa un paio di scarpe rosse differente. Lo spettacolo si conclude con l’uscita di scena dell’attrice mentre canta.

È stato molto interessante e ci ha fatto riflettere, sia per la particolarità delle fiabe cambiate, che per il racconto delle tre vicende purtroppo realmente accadute.

A cura di

MARTINA PANTALEO e
FEDERICA CARADONNA
I C TUR