mercoledì 21 dicembre 2016

Uno sguardo profondo e ragionato sulla tematica della disabilità



RECENSIONE DEL FILM "LA FAMIGLIA BELIER"


L'istituto Luigi Casale in data 2 dicembre 2016 ha partecipato all'iniziativa promossa dal Rotary Club Cairoli in occasione della giornata nazionale della disabilità. Noi tutti abbiamo assistito alla proiezione del film francese diretto da Eric Lartigau "La Famiglia Belier".
L'obiettivo era quello di sensibilizzare il pubblico più giovane alla tematica della disabilità.
Protagonista del film è infatti una famiglia di cui tre membri sono sordomuti.
Eppure le vicende familiari riescono a far comprendere che l'handicap così come ogni difficoltà della vita possono essere accettati e resi un vero e proprio punto di forza grazie alla consapevolezza di sé, all'affetto di chi ci sta intorno e al rispetto reciproco.

Qui di seguito i commenti degli allievi della 2°A Turistico dopo la visione del film:

"Da questo film ho imparato molto. L'amore di una figlia verso i genitori supera qualsiasi ostacolo, impedimento e problema che riserva la vita. Ma a volte si ha bisogno di uscire dal vortice e respirare, lasciando comunque le briciole per strada per ritrovare la via di casa. La difficoltà nel lasciare, anche se per un periodo breve di tempo, la propria famiglia, è innegabile anche per una persona piena di sogni e pronta ad inseguirli. Amare qualcuno non ha limiti, specialmente se si tratta di persone legate da un sentimento così forte da andare oltre qualsiasi confine. A volte si ha paura di lasciare andare chi si ama perché si è troppo egoisti per farlo... ma perché non permettere di spiccare il volo a chi rimarrà sempre e comunque nel nostro cuore?

"Mi è piaciuto tanto il film. Coinvolgente, particolare e semplice allo stesso momento. Mi ha colpito il fatto che la famiglia, nonostante la disabilità, viva appieno la vita, trovando sempre il lato positivo della situazione."

"La proiezione a cui ho partecipato mi è molto piaciuta perché il regista è riuscito a bilanciare scene comiche con fasi di riflessione in modo molto equilibrato.
Il film porta a fare una riflessione: quando si ha una problematica familiare non ci si deve vergognare, ma bisogna affrontare il problema in modo diretto, con l'aiuto delle persone che più ci stanno a cuore."

“Il film mi è piaciuto molto perché mi ha fatto capire che il dono con cui siamo nati, ovvero quello di sentire e parlare, è speciale e che non lo dobbiamo sottovalutare. Mi ha colpito tanto la scena finale in cui Paula, la ragazza protagonista, dimostra la sua passione del canto davanti ai suoi genitori accompagnando il canto con il linguaggio dei segni per far capire profondamente alla famiglia cosa lei prova quando canta”

“Il film mi è piaciuto molto perché fa capire come una famiglia, qualsiasi difetto abbiano i suoi componenti, possa comunque vivere in un clima di serenità anche non potendo sentire. Durante il film si può notare come l'handicap sia solo di sfondo e non renda la vita impossibile alla famiglia, soprattutto per l'aiuto della loro unica figlia che può sentire. Quindi con determinazione tutto si può ottenere e superare”

“Da questa esperienza ho imparato che nonostante la vita ci ponga degli ostacoli se vengono affrontati insieme alla famiglia possono essere superati, cercando di vivere la normalità e facendo la differenza all’ interno della società.”

“Il film secondo me è stato molto bello, mi è sembrato in linea con l'argomento tranne la vicenda tra i due innamorati; la parte che mi ha colpito molto è stata la scena successiva al concerto quando il padre sordomuto chiama la figlia e le fa cantare la canzone che aveva fatto, percependo con le mani poste sul collo della ragazza le sue vibrazioni ed emozioni.”

“Personalmente, la parte che mi ha colpito maggiormente del film è stata la scena in cui la parte dell'handicap viene trasmessa nei confronti della figlia da parte dei genitori, tanto da far credere che, per loro, le persone con particolari "problemi" erano tutte quelle che potevano parlare e sentire, cosa che invece loro non potevano fare. Ho compreso pienamente il dolore e le limitazioni dei sordomuti”

Il film mi è piaciuto molto e mi ha fatto capire che le difficoltà, anche quelle più gravi possono essere superate con l'aiuto di qualcuno a te caro.”

“Vedere questo film mi ha fatto capire l'importanza del saper sentire la voce delle altre persone e riuscire a rispondere con la propria bocca e col proprio tono. Prima pensavo che un sordomuto non poteva fare grandi cose ma dopo la visione di questo film ho compreso che il carattere e la volontà di ogni persona è superiore ad ogni problema.”

“La parte che mi ha colpito di più è stata quella in cui Paula canta per l’audizione e poi inizia a tradurre la canzone nella lingua dei segni per la sua famiglia, ed è in quel momento che lei capisce che è più importante il fatto che la sua famiglia la capisca che l'audizione stessa.”

“Il film è stato molto bello, perché ha un significato molto importante. La tematica principale è il rapporto tra la protagonista e la sua famiglia che è sordomuta e viene sempre aiutata da lei”

“Per me il film che abbiamo visto è stato molto significativo sotto tanti aspetti. Mi è servito per imparare quanta forza ci mettono le persone non fortunate nella vita. La parte più bella è stata l'ultima quando con i gesti la ragazza esprime ai genitori cosa significhino le parole della canzone che sta cantando.”

“Ho apprezzato molto questo film, e mi ha aiutata a capire cosa voglia dire avere un handicap così grave. La parte che mi ha colpito maggiormente del film è stata quella finale, in cui l'insegnante di Paula ha iniziato a suonare il pianoforte per permetterle di cantare, e realizzare così il suo sogno.”

“Del film mi ha colpito molto l'unione della famiglia, perché dimostra che nonostante l'handicap i genitori e il fratello restano vicini alla protagonista durante la realizzazione del suo sogno.”
 
"Purtroppo non sono riuscita a partecipare alla proiezione perché avevo l'influenza, però da quel che ho percepito tramite i pensieri dei compagni, devo dire che mi ha colpito molto e, leggendo la trama, mi sono resa conto che è un vero e proprio spettacolo, infatti vorrò vedere al più presto il film "

Un'allegra arrampicata al Casale









mercoledì 18 maggio 2016

III a CAT, IV a CAT e V b CAT in VISITA AL CANTIERE TAV

Il Giorno 28/04/2016 tre classi del triennio dell'Indirizzo CAT (Costruzione-Ambiente-Territorio) si sono recate in Val di Susa per visitare il cantiere della TAV, accompagnate dai docenti Comoglio Patrizia, Sala Andrea e Morosini Mariangela.
L'Uscita Didattica rientra nell'ambito del Progetto di Alternanza Scuola-Lavoro.



Il Responsabile della Sicurezza illustra il funzionamento del cantiere

Galleria in costruzione
Foto di gruppo

PROGETTO COMPITA


DESCRIZIONE DEL PROGETTO
 
Il progetto si sviluppa all'interno del secondo biennio e interessa le classi III e IV, con la possibilità di estenderlo, successivamente, anche ad una classe V.
Esso prevede il coinvolgimento di classi III e IV di differenti indirizzi (istituti tecnici, licei, istituti professionali), in un ambito di co-partecipazione attiva.
Sviluppa il tema del VIAGGIO, attraverso una serie di "figure di riferimento": l'esule/profugo, il mercante/esploratore, lo scopritore/conquistatore, il marinaio/naufrago, il pellegrino per approdare all'internauta.

Il progetto prevede una ricerca-azione su autori e/o testi della letteratura italiana e inglese, ma anche la proiezione di film e la lettura di articoli di giornale (di cronaca e di opinione), cui si affiancano incontri, conferenze, letture di opere intere di autori contemporanei.


OBIETTIVI

Partendo da sostrati culturali diversi e da interessi differenti, il progetto intende fornire agli alunni strumenti adeguati per la realizzazione di un'idea di "inclusività" e di "apertura" verso il diverso, visto come fonte di arricchimento e di confonto attivo.

Vuole inoltre romuovere la riflessione e la comprensione del senso del viaggio in un'ottica di condivisione di finalità, metodi ed aspettative, in un contesto di cittadinanza attiva di respiro europeo ed internazionale, attraverso la produzione e la riappropriazione orale, scritta e multimediale di testi letterari e non letterari.

Infine il progetto si propone di potenziare le competenze linguistiche funzionali all'argomentazione orale e scritta

venerdì 15 aprile 2016

II c TUR - SCHOOL TRIP TO PAVIA



SCHOOL TRIP TO PAVIA


Before Easter’s holidays, we went to Pavia for an English guided tour. The  guide told us five stories about the legends of Pavia’s ghosts.

The first story spoke of the “Ponte coperto” on the Ticino’s river, called “Bridge of the Devil” too. The legend says that this bridge was built by Tommaso, an inhabitant of this city. He failed the construction two times: during the day he built it, but during the night this bridge collapsed. At the third time he decided to stay on the bridge all the night and so he met the devil that promised him to  build the bridge if Tommaso  were the first one to cross it, because he wanted  Tommaso’s soul. Tommaso accepted, but the morning after he didn’t cross the bridge. He bought a goat and a cabbage, threw the cabbage on the bridge and, when the goat ran to catch it, the devil stole her soul.





 The second story spoke of the statue of “Muto dall’accio al collo” and said that this statue, that once  was a queen, was created by a fisherman. The legend narrates that a lot of years ago, the queen prohibited the princess to  love a fisherman, but he launched a magic fish-net to her neck and she drowned: this fish-net was magic because it petrified everything it touched; a lot of years later, the queen was found again.She was a statue with a fish-net around her neck. After the queen’s drowning, the two lovers escaped with the boat on the river, and they were never found again.






The third story spoke of the angel of Pavia. According to the legend, the white angel first came to the city of Pavia when the plague sent by God  manifested; he came to Pavia and cured everybody, but he had an antagonist, that was a red dressed demon, that knocked thehouse doors with his stick and killed the  people. The second time the angel reappeared to block the inundation. 





The fourth story spoke of a girl sent to live in a monastery  for all her life because she got sick. She became blind and, after some years spent in this monastery, she began to see with her mind: she forecasted the future.In the past the seers were called Sibilla, but she was little and, so, she was  called Sibillina. She didn’t stand who wanted to command other people and every time  someone asked her  how to become the boss of Pavia she answered always the same thing: “If you build the highest  tower in Pavia  you will become the town leader”.

Pavia was so called “The city of the 100 towers”but time after time these towers  fell down into pieces or were destroyed.




The fifth and last story spoke about a man called Fasolino. His job was to get bottles of wine and took them on a boat on the river Ticino. One day, Fasolino launched a coin into the hospital well and wished to die  because he was sick and old , but the well realized the opposite wishes and so he was condamned to live forever. He started again to work  but a day he got entangled with  his foot into a rope that held the boat, and he fell in the river; he couldn’t swim, therefore he drowned.



sabato 27 febbraio 2016

Foppolo 18/02/16



FOPPOLO
18 FEBBRAIO 2016

L'ISTITUTO CASALE PARTECIPA ALLA GARA PROVINCIALE DI SCI

mercoledì 24 febbraio 2016

bit

LA 5 A TUR ALLA BIT

Il 13 Febbraio abbiamo partecipato con la classe 5BTUR alla Borsa Internazionale del Turismo, o “BIT”, tenutasi a Rho Fiera, a Milano. Abbiamo trovato questa uscita didattica una bellissima esperienza, molto interessante e piacevole. Abbiamo potuto visitare i padiglioni di moltissimi paesi di tutto il mondo,  portare a casa dépliant, riviste, opuscoli, souvenir caratteristici di questi paesi e capire come organizzare un viaggio al meglio. Alle ore 12.30 abbiamo partecipato ad una conferenza che ci ha illustrato come affrontare un colloquio di lavoro, come sfruttare le nostre potenzialità nel settore, ma soprattutto come trovare lavoro nel settore turistico in cinque mosse:
  1. Studiare sempre, continuare a vedere cosa accade nel mondo, imparare nuove lingue, non stancarsi mai, aggiungere sempre qualcosa al nostro bagaglio culturale.
  2. Non fermarsi, cambiare posti e vedere sempre cose nuove.
  3. Non sparare a caso, compilare un buon curriculum vitae e inviarlo a chi lo richiede, o, se si intende inviarlo spontaneamente, fare in modo che sia perfetto e individuare la persona che lo leggerà.
  4. Farsi venire delle idee, ossia avere le idee chiare riguardo a ciò che si cerca
  5. Essere flessibili e, spesso, accontentarsi.
Ma soprattutto, metterci sempre passione. Grazie a questo incontro abbiamo avuto modo di scoprire aspetti a noi poco noti sull’argomento.
Ringraziamo infinitamente la professoressa Provera e il professor Russo per averci dato la possibilità di partecipare a questa fantastica iniziativa, che riteniamo importante per l’indirizzo turistico del nostro istituto e che consigliamo alle future classi quinte.
 
5ATUR

martedì 23 febbraio 2016

Binario 21 - II c tur

A Milano, un luogo per ricordarsi di ricordare.

Perché un memoriale? Perchè la memoria?
Perché ricordare?
La memoria autentica scongiura la formazione di un vuoto alle nostre spalle. Attenua quella comprensibile tendenza alla rimozione del passato che toglie gradatamente senso agli avvenimenti, spingendoli nel pozzo della storia fino a confonderli con tanti altri.
Il ricordo è un esercizio salutare: apre la mente e i cuori, ci fa guardare all’attualità con meno pregiudizi e minori ambiguità.
Il ricordo è protezione delle suggestioni ideologiche, dalle ondate di odio e sospetti.
La memoria è il vaccino culturale che ci rende immuni dai batteri dell’antisemitismo e del razzismo.
Chi ha conoscenza critica della storia trova più facilmente il buon senso e la saggezza della quotidianità; non fatica a comprendere o ad accettare chi ha etnia o religione diversa dalla sua. Chi ha buona memoria è un cittadino migliore.
Ferruccio de Bortoli
Presidente
Fondazione Memoriale della Shoah di Milano ONLUS


Che cos’è
Il Memoriale della Shoah di Milano (Binario 21) sorge in un’area della Stazione Centrale situata al di sotto dei binari ferroviari ordinari. L’area era originariamente adibita al carico e scarico dei vagoni postali e aveva accesso diretto a Via Ferrante Aporti. Tra il 1943 e il 1945 questo fu il luogo in cui centinaia di deportati furono caricati su vagoni merci, che venivano sollevati tramite un elevatore e trasportati così al sovrastante piano dei binari. Una volta posizionati alla banchina di partenza, venivano agganciati ai convogli diretti ai campi di concentramento e sterminio (Auschwitz-Birkenau, Bergen Belsen) o ai campi italiani di raccolta come quelli di Fossoli e Bolzano.
Dagli stessi binari partirono anche numerosi deportati politici, destinati al campo di concentramento di Mauthausen o ai campi italiani.
Uno spazio per favorire la convivenza civile
Il progetto nasce con l’obiettivo di realizzare – nello stesso luogo in cui ebbe inizio a Milano l’orrore della Shoah – uno spazio che non solo "ricordi di ricordare", rendendo omaggio alle vittime dello sterminio, ma che rappresenti un luogo per costruire il futuro e favorire la convivenza civile.
Il Memoriale vuole essere, infatti, un luogo di studio, ricerca e confronto: un memoriale per chi c’era, per chi c’è ora ma soprattutto per chi verrà.
Il progetto del Memoriale, realizzato dallo Studio Morpurgo de Curtis Architetti Associati, si estende su una superficie di circa 7.000 mq e si sviluppa su due piani, piano terreno e piano interrato. È caratterizzato dal totale rispetto della morfologia originaria dell’area, al fine di mantenere la specificità dell’identità del sito di deportazione. Si tratta di un sistema di spazi integrati in sequenza che disegnano un percorso tematico: dal “Muro dell’Indifferenza”, che accoglie i visitatori all’ingresso, alla "Sala delle testimonianze", dedicata alle voci dei sopravvissuti, fino al "cuore" del Memoriale: il "Binario della Destinazione Ignota" e il "Muro dei Nomi", dove sono ricordati i nomi di tutte le persone deportate dal Binario 21.



Riflessioni, immagini e ricordi dei ragazzi di II c turistico

“Il giorno 3 di febbraio, in una mattinata uggiosa che invitava a pensieri cupi, ci siamo recati al Memoriale della SHOA di Milano; la vistita ha avuto inizio di fronte al “Muro dell’Indifferenza” voluto da Liliana Segre. La sua storia ha fatto poi da filo conduttore all’intero percorso: lei che, nel gennaio del 1944, all’età di tredici anni viene deportata nel campo di stermini di Auschwitz, dove rimarrà fino al 27 gennaio del 1945. Abbiamo visto il treno che portava migliaia di ebrei verso i campi di sterminio o di lavoro: in ogni vagone stavano stipate dalle 40 alle 80 persone. Sul pavimento del Binario c’erano i nomi dei paesi dove si fermava  il treno e sul muro alle spalle del binario vi erano tutti i nomi dei 605 ebrei italiani deportati, di cui solo 22 sono sopravvissuti; tra di essi Liliana Segre e Primo Levi. Alla fine della visita siamo entrati nello spazio circolare della Riflessione, al cui interno, nell’oscurità, si staglia un raggio di luce obliquo che indica Gerusalemme, la città santa per il popolo ebraico.”





“Mi ha colpito molto il Muro dell’Indifferenza: esso reca scolpita a chiare lettere l’indifferenza dei comuni cittadini davanti all’odio dei tedeschi verso gli ebrei. La parola “indifferenza” urta i sentimenti di una persona, fose più dell’odio. Per noi adolescenti  è peggio di un’ aperta ostilità.”
  




“L’uscita è stata davvero significativa, ci ha fatto capire che nessuno deve essere o sentirsi diverso. Mi hanno colpito molte cose ad esempio il treno, il muro dell’indifferenza e le storie che ci sono state raccontate dalla guida. Salire sul treno è stato davvero molto pesante soprattutto perché sapevo che in quel vagone c’erano state persone che stavano andando incontro alla morte. Il muro dell’indifferenza mi ha colpito perché non  capisco come le persone abbiano fatto a fare finta di niente davanti a tutto quello che stava succedendo.  Le storie mi hanno colpito per il coraggio che hanno avuto e che hanno tutt’ora  i deportati a raccontare ciò che hanno vissuto. Non capisco come le persone siano riuscite a fare questa strage e a continuare a stare bene con loro stessi”


 
 
“Sono rimasta particolarmente colpita quando siamo entrati su un binario del treno, ho percepito una strana sensazione, come se mi fosse mancata l’aria. Mi fa molto disprezzo pensare che più di 80 persone erano costrette a stare in condizioni del genere; nessuna persona merita di essere trattata in questo modo e spero che episodi  simili non capitino mai più.”


 “E’ stata un bella esperienza, da rifare assolutamente. La cosa che ci ha colpito di più è stata la visita del treno che deportava migliaia di persone (soprattutto ebrei), che dal binario 21 a Milano venivano trasportate verso numerosi campi di concentramento o di lavoro: il campo di concentramento più utilizzato era quello di Auschwitz.  Normalmente in uno di quei vagoni venivano trasportati dalle 60 alle 80 persone.”




“Mi ha colpito particolarmente il treno: esserci salita sopra immaginandomi con una sessantina di persone in un viaggio di una settimana mi ha dato i brividi; quel “vietato trasportare persone”, poiché gli ebrei erano considerati merci, mi ha dato un  senso di disgusto: ma come fai a definirili “merce”? Francamente non riuscirei mai a paragonare qualcuno alla merce, indipendentemente dall’etnia e dalla religione. Penso che non esista cosa peggiore di non essere riconosciuto come umano, di essere privato di qualsiasi diritto, specie del diritto di istruzione: ma come fai a spiegare ad un bambino che non portà più andare a scuola e non avrà più amici perché è diverso?”



“E stata un’esperienza molto toccante e mi ha fatto ragionare su quanto siamo fortunati noi giovani d’oggi a godere dei diritti e della libertà. Sicuramente il momento che più mi ha lasciato senza fiato è stato salire sul vagone originale del treno merci dove venivano caricati gli ebrei. Ho provato ad immedesimarmi in quelle persone, immaginando il loro terrore e la loro tristezza; l’atmosfera era molto cupa e mancava il respiro. Un altro momento toccante è stato vedere tutti i nomi degli ebrei deportati e pensare che tutte quelle persone sono morte ingiustamente, senza un valido motivo.”



 
Della gita al Memoriale della Shoah mi ha colpito ciò che era
successo in passato, ciò che ha  portato all’olocausto e soprattutto il vagone perché salirci è stato davvero malinconico. Io fortunatamente non ho vissuto la guerra, ma credo sia qualcosa di terribile, di inspiegabile e questo l’ho capito dai “racconti” della guida a Milano, in particolare da quello di Liliana Segre. Sono molto contenta che questa signora abbia voluto condividere con le generazioni future questa terribile esperienza, in modo tale da darci la possibilità di sapere e capire ciò che è stato.”








 Di questa visita, ci ha colpito molto la storia di Liliana Segre, soprattutto il fatto che si è dovuta separare dalla famiglia per il fatto di essere ebrea: per una ragazza di 13 anni deve essere stato molto difficile affrontare questa situazione, perché ha vissuto da sola un’esperienza disumana e, benché sia sopravvissuta, si porterà dentro questa sofferenza per sempre.”

Per ripercorrere la storia della piccola Liliana, dalle iniziali discriminazioni, al tentativo di fuga in Svizzera, al carcere e alla deportazione, potete consultare questo sito.



Per una visita virtuale al Memoriale, in occasione del 70esimo anniversario del viaggio di Liliana Segre (30 gennaio 1944-30 gennaio 2014), vi invitiamo a vedere questo video.



NOI NON DIMENTICHIAMO