venerdì 3 aprile 2020

CITTADINI NON PER SCELTA MA PER OBBLIGO #Io resto a casa... Ma (VOI) leggete e (NOI) scriviamo!


Alla fine del percorso di formazione di una persona, tra le varie opzioni, c’è la possibilità di trasferirsi  all'estero e ci possono essere svariate ragioni dietro a questa scelta. In Italia questa via, tra i giovani, inizia a essere presa in considerazione sempre di più, perciò questo paese si trova in una situazione che vede gente qualificata e specializzata usufruire delle proprie competenze in altri paesi a discapito dello stato che l’ha formato, dunque ci si chiede se è giusto che ciò succeda e in particolare perché accada, perciò bisogna identificare le cause, le quali sono varie. Fra queste cause ci sono quelle controllabili, e quindi aggiustabili, e quelle fuori dal controllo della nazione. Una persona, per esempio, decide di andare all'estero perché non ritiene di trovare gli sbocchi lavorativi che desidera o perché la prospettiva della carriera che potrebbe avere in un altro paese non è paragonabile a quella offerta dall'Italia; un altro caso può essere la situazione socioeconomica creatasi nel paese per via delle decisioni politiche prese in passato, sfavorevoli verso i giovani d’oggi. Dall'altro lato però un individuo decide di andare all'estero anche per ragioni familiari. Infine ci sono casi in cui la persona stessa non si ritiene parte del paese in cui si trova, in quanto non si ha nessun controllo su tutto ciò che riguarda il  dove e quando nascere, invece sente che i suoi valori e principi morali, ma anche culturali si avvicinano di più a quelli di un altro paese, dunque non si sente parte della comunità in cui è cresciuto e desidera abbandonarla, o ancora perché quel soggetto non si identifica come cittadino di una nazione, bensì cittadino del mondo perciò non  sente nessun obbligo verso il paese in cui è nato, vale a dire non ha un pensiero o una visione nazionalista, ma cosmopolita. Per quale motivo bisognerebbe sentirsi in debito o in obbligo di dare indietro al luogo in cui si è nati, se tutto ciò è fuori dal proprio controllo? Tutto ci viene imposto, non possiamo prendere una vera e propria scelta fino al raggiungimento della maggiore età, non si può  specificare se si vuole  essere formati da quello stato, anche perché quando si è bambini non si ha una concreta visione del mondo o una idea sensata di quello a cui si ambisce. Tutto quello che viene speso nella formazione di una persona è oltre la sua completa comprensione, in quanto occorre ricordarsi che si tratta di formare persone che non sono ancora capaci di intendere e volere, inoltre è obbligatorio impegnare tale spesa e  ovviamente è impossibile poter sapere, prima di istruire qualcuno, se quel soggetto andrà sicuramente all'estero o meno, perlopiù oggigiorno è più facile che mai scoprire altre nazioni e la vita che esse possono offrire, anche gli spostamenti sono più facilitati almeno nei territori dove ci sono accordi, e la maggioranza degli Stati sviluppati sono democratici quindi sì è liberi di fare queste scelte. Perciò non si può proprio contenere del tutto le emigrazioni e le uscite di denaro. Dunque, quello che lo stato può fare è riparare quelle cose su cui ha effettivamente controllo, come per esempio investire di più sui giovani, nonostante siano la minoranza della popolazione italiana, proporre incentivi alle aziende per assumerli o perlomeno garantire una stabilità e correttezza maggiore sui contratti di lavoro. Sono misure difficili da adottare per l’Italia a causa del debito pubblico e per via di altre problematiche che il paese deve affrontare. Sicuramente se la nazione potesse dimostrare di essere in grado di offrire un futuro plausibile ai giovani le emigrazioni calerebbero, dopotutto l’Italia è un paese orgoglioso, e sia lo stato sia i  cittadini ne vedrebbero i benefici.


A cura di Moustapha Barry, V A RIM  

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