giovedì 23 maggio 2019

DIAMO VALORE ALLA CITTA' DELLA CALZATURA (CONCORSO "DAL NOSTRO INVIATO..."


Diamo valore alla città della calzatura!
Poco lontano dal traffico grigio della metropoli milanese, si nasconde una cittadina medievale, che, da sempre, è stata orgoglio dei suoi abitanti: Vigevano. Rinomata per più aspetti, Vigevano è un fiore all'occhiello per i turisti che si aggirano nella provincia di Pavia.
La meravigliosa Piazza Ducale, nel cuore della città, costruita per volere di Ludovico II il Moro, su disegno di Leonardo da Vinci, tra il 1492 e il 1494, è divenuta una delle più famose piazze d’Italia. Gli edifici porticati disposti su tre lati e il maestoso Duomo, dedicato a S. Ambrogio, patrono della città, abbracciano lo sguardo di chi vi accede.
Dalla Torre del Bramante (fine XV secolo, invece, situata nel Castello Sforzesco, nel punto più alto della città, è possibile ammirare uno splendido panorama di Vigevano.
Tanta arte, tanta meraviglia, tanta storia: questa è la nostra città.
La peculiarità di Vigevano, per cui è conosciuta in tutto il mondo, è la manifattura calzaturiera, attiva dall'inizio del XX secolo. Affermatasi durante la prima guerra mondiale, ha raggiunto l’apice durante gli anni cinquanta, grazie all'esportazione di decine di milioni di scarpe, non solo in Italia, ma anche all'estero, così da permettere a Vigevano di guadagnarsi il titolo di “capitale della calzatura”.
Oggi Vigevano è un centro industriale di rilievo nazionale e nota per essere da tempo uno dei principali centri di produzione nel mondo. All’interno del Castello Sforzesco, infatti, è possibile visitare il Museo Internazionale della Calzatura, istituito negli anni ’50. In tale Museo sono conservate calzature provenienti da tutto il mondo e rappresentative dell’evoluzione storica del prodotto. Sono presenti scarpe appartenute a personaggi storici, come la calzatura anni ‘20 di Benito Mussolini, scarpe di personaggi famosi, come la calzatura anni ’60 di Marylin Monroe, e, ancora, le scarpe dei papi, tra cui quelle di Pio XI, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
Si trovano esposte, inoltre, collezioni da donazioni e prestiti di aziende e stilisti del settore, quali Ferragamo, Pucci, Pfister, Pollini, Dior, Lagerfeld, Armani, Vuitton e tanti altri.
Il mondo della scarpa e Vigevano, da più di cent’anni, formano un binomio indissolubile!
Simbolo di questo connubio è la scarpa più piccola della collezione del Museo denominata “Mosca”. Realizzata in vero capretto, è dotata di lacci e fiocchetto in punta, è lunga 13 mm, alta 5 mm e larga 6 mm.
Testimonianze storiche di un passato culturalmente importante!
Sono cresciuta in questa realtà che da sempre mi ha affascinata e per affermare la storia e mostrarla a tutti i turisti, ho nel cuore un sogno: poter ammirare all'ingresso della città un monumento che rappresenti “Mosca”: la scarpa più piccola, divenuta la scarpa più grande della città!
Quale migliore emblema per rappresentare la storia, l’arte e l’industria della capitale della calzatura?
Sarebbe un sogno che si trasformerebbe in realtà. Sarebbe ciò che io vorrei, ciò che noi vigevanesi vorremmo.
Un’ulteriore dimostrazione che Vigevano c’è, i vigevanesi ci siamo e la “capitale della calzatura” è qui!

Articolo premiato al concorso giornalistico "Dal nostro inviato".
A cura di Diaby Djenebea, classe I D tur

UNO "STRANO" PERSONAGGIO IN LOMELLINA (CONCORSO "DAL NOSTRO INVIATO..."

Uno "strano" personaggio in Lomellina.


La Lomellina è un territorio ricco di sorprese.
Compreso fra i fiumi Sesia e Ticino, è zona acquitrinosa, felice habitat di flora e fauna tipiche. Oggi però il paesaggio è caratterizzato da monoculture (riso e mais). Da sempre la Lomellina è terra di passaggio: lo era un tempo dai Celti, Romani ed eserciti barbarici(dai Goti ai Longobardi)fino agli Austriaci pur anco i Russi. In queste terre hanno abitato e/o soggiornato personaggi modesti, ma anche celebri: una Teodolinda a Lomello, ad esempio, o un Opicino De Canistris, o un Leone X a Pieve Del Cairo. Anche  nei nostri paesi capita dunque ancora oggi di incontrare personaggi di insolita levatura che, pur non essendo famosi a livello nazionale, hanno tuttavia dedicato molte energie e passione all'arte, alla storia o alla letteratura.
Uno di questi strani personaggi l'abbiamo scovato a Ottobiano, dove vive Giuseppe Papetti, iconografo, pittore, storico, scrittore e conferenziere. Ci siamo recati a casa sua per una breve intervista dove gli abbiamo chiesto le ragioni dei suoi strani interessi. Ci ha detto che fin da ragazzo ha sempre coltivato la passione per il disegno. Ha fatto il maestro elementare, ma da più di 40 anni dipinge icone e arte sacra in genere.
Ha lavorato in Belgio, dove ha conosciuto un maestro russo che l'ha introdotto a questa forma d'arte.
Tra i suoi scritti possiamo trovare: ''L'insigne reliquia della Santa Croce in San Michele a Lomello''(1982), ''Ottobiano: indagine per una ricostruzione storica''(2006)e delle poesie composte tra il 1971 e il 2018.
Per la sua mostra pittorica ''Apocalypsis Jhoannis'' ha scritto un catalogo dove vengono spiegate tutte e 35 le tavole esposte. Questa mostra, a partire dal 2012 è stata ospitata a Ferrera Erbognone, Vercelli, Casale Monferrato e (nel 2014) in castello a Vigevano, per poi avere sede fissa dal 2015 nell'Abazia di Rivolta Scrivia a Tortona.
La Lomellina non è quindi solo una terra di passaggio, con un paesaggio piatto e un  po' noioso, pur con un passato importante: può essere ancora terra ricca di sorprese.
Ospita e alleva personaggi strani, artisti e uomini di cultura, che pur senza raggiungere la celebrità contribuiscono ad arricchire il panorama culturale del territorio.

 Articolo premiato al concorso giornalistico "Dal nostro inviato".
A cura di Alice Dalpedri classe III D tur

giovedì 16 maggio 2019

Tiramisù Vs crema Catalana Vs Macarons


Tiramisù Vs crema Catalana Vs Macarons

Il Tiramisù è un dessert al cucchiaio a base di savoiardi inzuppati nel caffè e ricoperti di una crema composta di mascarpone. Si tratta forse del dolce più amato in Italia e nasce nel 1959 con il nome di “Trancia al mascarpone”. Poiché alcuni clienti ritenevano che questo dolce “tirasse su” di morale per la sua bontà, gli fu attribuito il nome che lo ha reso celebre nel mondo. 
Il tiramisù successivamente si arricchì con una base di pan di Spagna, bagnata con del Marsala e ricoperta da una crema con tuorli e panna.

La crema Catalana invece è un dessert cremoso, sormontato da una pellicola croccante di zucchero caramellato, una copertura di zucchero sulla superficie che anticamente veniva ottenuta grazie a un ferro bollente, mentre oggi – più comodamente – si brucia con un cannello da cucina. 
I Macarons infine sono un dolce tipico francese; sono composti da due dischi di meringa colorata.  Fu la Pâtisserie  Ladurée a ideare la ricetta per la prima volta, stabilendo delle regole tassative, che sono:  l’esterno  dev’essere croccante e avere un interno morbido e cremoso che, con il calore, si deve sciogliere in bocca. 


a cura di El Farssani Ouiame
(lavoro svolto nell'ambito del progetto PON "E il naufragar m'è dolce in questo blog")

domenica 5 maggio 2019

CHAMPAGNE FRANCESE

CHAMPAGNE  FRANCESE

Lo champagne è uno spumante che prende il nome dalla regione francese in cui viene prodotto. Per legge il nome in etichetta può essere solo francese, lo stesso non vale per il metodo di lavorazione, che può variare a seconda delle zone e degli stati, tuttavia la normativa è molto stringente e deve essere seguita alla lettera per ricavare dello champagne di alta qualità, un elemento che aiuta a spiegare il costo elevato. I regolamenti stabiliscono anche la qualità e i prezzi dei vitigni. Un’altra cosa che incide sul prezzo è il metodo di lavorazione; quello classico è lo stesso da secoli, anche se migliorato con le nuove tecnologie, ed è il migliore grazie ai lunghi tempi di maturazione dell’uva e aromatizzazione del vino. Sia la scelta delle tre uve principali sia il metodo di spumantizzazione non sono lasciati al caso, ma sono il frutto di una lunga tradizione.
La Champagne ha un clima particolare, piovoso e freddo, che ostacola la maturazione dell’uva, ma grazie alla spumantizzazione - ottenuta con la seconda fermentazione da parte degli inglesi, per puro caso, aggiungendo lo zucchero per aumentare il tasso alcolico piuttosto povero - il problema è stato risolto. Se le bollicine sono diventate il vino più famoso al mondo bisogna ringraziare anche i britannici, grandi importatori di vino, infatti senza di loro probabilmente sarebbe stato celebre solo a livello locale. Di solito lo associamo a eventi lussuosi e a momenti di festa. 

A cura di Ranieri Rebecca 
(lavoro svolto nell'ambito del progetto PON "E il naufragar m'è dolce in questo blog")

sabato 4 maggio 2019

POMODORI, MOZZARELLA E BASILICO



 i pomodori, la mozzarella e il basilico.



Il pomodoro: 


E’ originario delle Americhe precolombiane (Messico e Perù). Grazie a Hernán Cortés i pomodori arrivarono nel 1540 in Europa e nel 1596 in Italia; inizialmente erano gialli e non a caso erano stati soprannominati da Pietro Andrea Mattioli “pomi d’oro”, tanto erano simili alle mele che crescevano sugli alberi. Solo più tardi si trovarono le condizioni climatiche favorevoli per la loro coltivazione nel Sud Italia, e nel 1692, per la prima volta, fece la sua comparsa in Italia la salsa di pomodoro. Questo prodotto veniva solo usato come condimento o come ingrediente per minestre o stufati, fino a quando il cuoco Vincenzo Corrado non ebbe l’intuizione di usarlo anche nella pasta e nella pizza. Intorno al 1900 l’Italia cominciò a esportare i pomodori “San Marzano” in Europa, insieme a molte altre varietà particolarmente gustose, e così i pomodori si sono diffusi anche nelle altre culture culinarie.

La mozzarella:

è un latticino a pasta filata originario dell'Italia meridionale e poi diffusosi nel Centro Italia; oggi la sua produzione è distribuita in numerosi paesi del mondo. Bartolomeo Scappi, un cuoco della mensa del papa a Roma, la cita per primo nell’elenco dei formaggi serviti al pontefice, inserendola nel suo ricettario del 1570. Ci sono diversi tipi di mozzarella come quella di bufala campana, quella di latte di bufala e la fior di latte, quest’ultima considerata da molti la migliore di tutte.

Il Basilico:


è una pianta appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, ed è diventato un ingrediente tipico della cucina italiana, tanto che spopola negli orti delle regioni mediterranee, anche se non molti sanno che questa pianta aromatica è originaria dell’India. Nell’antichità veniva impiegato per creare profumi, oltre che come rimedio curativo. Raffaele Esposito, preparando la più classica delle pizze per la Regina Margherita, aggiunse il basilico fresco per formare il tricolore insieme al bianco della mozzarella e al rosso del pomodoro: accanto all’Italia nasceva la pizza margherita. ll basilico fresco deve essere aggiunto assolutamente a fine cottura, altrimenti la pizza perde sapore e il basilico si scolorisce.

A cura di Drozdek Alina 

(lavoro svolto nell'ambito del progetto PON "E il naufragar m'è dolce in questo blog")

STORIA DELLA PIZZA


Storia della pizza

La pizza è un cibo salato, realizzato a partire da un impasto a base di farina, acqua e lievito, condito tipicamente con pomodoro, mozzarella e altri ingredienti a scelta per poi essere cotto in forno (meglio se a legna).
Ma scommetto che non tutti sanno la storia della pizza…verrà raccontata in seguito.
Ogni giorno in Italia si preparano e si vendono circa 5 milioni di pizze. È il più tipico dei piatti italiani, amato da molti se non da tutti.               



Ci sono diverse fasi che ne hanno caratterizzato la storia.
Nel 1600 dove si usava la “schiacciata di pane”, pasta per pane cotta nel forno a legna e condita con aglio, strutto e sale grosso; il primo passo verso la pizza moderna si ebbe quando si sostituì lo strutto con l’olio, anche se l’ingrediente principale della pizza è la salsa di pomodoro, che venne importato dal Perù nella seconda metà del 1800.
La pizza vera e propria fu “inventata” nel 1889 da Raffaele Esposito, che preparò 3 pizze (la pizza alla Mastunicola, la pizza alla Marinara e la pizza pomodoro, mozzarella e basilico) per i Sovrani d’Italia, in visita a Napoli.
La regina Margherita apprezzò tanto il gesto e ringraziò il pizzaiolo per iscritto, Raffaele dimostrò la sua gioia per l’apprezzamento ricevuto dalla sovrana dando alla pizza proprio il nome di Margherita, segnando la nascita della Principessa delle pizze.
La prima pizzeria in realtà era nata a Napoli già nel 1830 e divenne un ritrovo di artisti e scrittori famosi. Dalla Campania la pizza iniziò presto il suo “tour”, arrivando prima in America che nel nord Italia.
Nel Belpaese la pizza è una cosa seria. La più scelta è la margherita, seguita da quelle al prosciutto, ai funghi, la capricciosa, quella con i carciofini, al salame e al tonno. Esistono anche le pizze bianche e quelle speciali, da quella della casa a quelle fatte con ingredienti locali.

                                                                                              

                                                                                                             

A cura di Becci Denise
(lavoro svolto nell'ambito del progetto PON "E il naufragar m'è dolce in questo blog")