domenica 24 novembre 2019

INTERVISTA A ... PIERRE AHOUA


VOLA SEMPRE PIÚ IN ALTO



Ciao a tutti,
sono Rebecca Tognin e frequento la classe IV dell’Indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio e oggi voglio farvi conoscere il mio compagno di classe, Pierre Ahoua, che è stato recentemente premiato come atleta dell’anno nella categoria Under 20 all'interno della società Cento Torri Pavia.

Quando hai iniziato a praticare atletica? Qual è la tua specialità?
Ho iniziato nel 2014 e la mia specialità è il salto con l’asta

Quante volte ti alleni a settimana? Dove?
Mi alleno da lunedì a venerdì dalle 14:30 alle 18:00. Quando ho allenamenti più leggeri, inizio alle 15:00 e termino alle 17:00. Il lunedì e il giovedì mi alleno allo stadio Dante Merlo di Vigevano e nei tre giorni restanti mi alleno a Milano, presso lo stadio 25 Aprile, nella zona Quartiere Triennale 8.

Chi è il tuo allenatore?
Il mio allenatore si chiama Andrea Giannini, è responsabile del settore tecnico della Nazionale del salto con l’asta. È un ex atleta delle Fiamme Gialle, con il record personale di 5,65 m.

Qual è il miglior risultato che hai ottenuto?
Il mio personal best all'aperto è di 5 metri, con ampi margini di miglioramento

Com'è nata la passione per questo sport?
Per diventare saltatori con l’asta occorre un po’ di pazzia…e io ce l’ho. Mi sono avvicinato a questa disciplina grazie alla scuola con i “Giochi della Gioventù”. Inizialmente ho provato il salto in alto e mentre mi allenavo ho visto dei ragazzi saltare con l’asta. Da quel momento mi sono appassionato a questo sport e non l’ho più lasciato.

Cosa fai prima di una gara per concentrarti?
Prima di una gara penso al gesto tecnico, alle possibili vittorie e sconfitte. Mi piace anche ascoltare musica.

Hai un gesto scaramantico prima di una gara?
No, non ho nessun gesto scaramantico. Penso solo a concentrarmi al massimo.

Che consiglio daresti a qualcuno che volesse intraprendere questo sport?
Non avere paura dell’altezza e di spingersi oltre i propri limiti. E di non farsi mai dire che non si è capaci.

Quali obiettivi di poni per il tuo futuro come atleta?
Prima di concludere la mia carriera vorrei partecipare ai Giochi Olimpici, per rappresentare il mio Paese e onorare la maglia azzurra.


                                                                               A cura di
Rebecca Tognin
Classe IV A C.A.T.

sabato 16 novembre 2019

ALIENO DA MARTE - L'angolo della narrativa


ALIENO DA MARTE


“Salve, sono Myrko, benvenuto all’agenzia Viaggi Interplanetari, come posso aiutarla?”.
“Buongiorno, aspetti che imposto il traduttore automatico. Ecco perfetto, menomale che esiste perché non sarei riuscito a dire altro. Su Marte ci insegnano solo una frase di presentazione, ma me la sono dimenticata. Sono qui per valutare un viaggio interplanetario”.
“Perfetto, potrebbe cortesemente compilare questo questionario? Ci aiuterà a trovare l’operatore più adatto a lei, che l’accompagnerà in questo viaggio”.
“Sa, non è il primo pianeta che visito, è il quinto, ma mi è stato consigliato perché è l’unico ad impiegare ancora umani per lavorare, e non antipatici robot”.
Questo parla troppo. Mi sono perso nei miei pensieri appena ha iniziato. Tra l’altro il suo traduttore deve essere rotto, perché invece che parlare Italiano con un accento italiano, lo sta parlando con un accento francese. Ah! Quanto odio la “r” moscia. Però bisogna essere felici e sorridenti quando qualcuno viene in agenzia, quindi devo sfoggiare il mio sorriso migliore e usare la tattica dell’annuire a qualunque cosa mi venga detta. Altrimenti la paga me la scordo! Fortunatamente sono in accoglienza e non devo fare la guida… Menomale ha finito.
“Ecco tenga a lei il questionario, mi ha fatto piacere poter dialogare con lei”.
Mentre gli mostro la sala d’attesa continuo a sorridere. Sono sicuro che mi abbiano assunto solo per la mia capacità di nascondere il mio totale disinteresse. Il computer fa un rumore. I Risultati del questionario dicono che la guida compatibile è Electra. Quanto mi dispiace…
La chiamo sulla linea privata perché Wanda sta usando il telefono dalla sede distaccata in Islanda per parlare col suo moroso. Mi risponde al terzo squillo: “Ehi Myrko, perché mi chiami sul privato? Ah no, aspetta, Wanda sta ancora usando il telefono?”
“Già. C’è un marziano che vuole visitare la Terra. Sei uscita tu, condoglianze. Parla in continuazione, penso sia logorroico”.
“Un po' di voglia di vivere non ti farebbe male ragazzo, comunque in che sala è?”
“Ho sonno Ele. Ti aspetta nella M2”.



Entro in sala d’attesa e trovo un marziano che parla con l’attaccapanni, forse Myrko aveva ragione.
“Buongiorno. Io sono Electra e l’accompagnerò nella visita”.
“Mi dia pure del “tu” signorina. Posso farlo anche io? Spero di sì. Amo come vi vestite voi umanoidi. Mi piace il colore della vostra pella. Chi ce l’ha rosa, chi nera, ma cosa succede se fanno un figlio due persone con la pella diversa?”. “Pelle, non pella, comunque non succede nulla, è sempre umano. Possiamo partire? Una Jeep ci sta aspettando fuori”.
Inizio facendogli fare un giro nel cuore della città: sembra spaventato, ma penso sia dovuto alla quantità di persone che ci sono in centro. “Posso abbassare il finestrino? Vorrei sentire gli odori e i rumori della città”. Non faccio in tempo a schiacciare il pulsante che è già con la testa fuori e la lingua penzoloni. Mi sembra un cane, ma questi sono commenti che tengo per me. Lo porto poi in campagna, perché è arrivato il momento della dimostrazione.
“Il pacchetto della sua visita comprende delle esperienze pratiche. Le spiegherò brevemente cosa succederà e perché. La Terra ha molti aspetti positivi. Uno di questi è la possibilità di domare gli elementi naturali. L’aria è quello che ci viene meglio”.
Mi sta ascoltando senza parlare: deve interessargli molto. Gli faccio indossare il paracadute e nel mentre l’aeroplano ci atterra di fianco. “Ora saliremo su questo mezzo che ci porterà in cielo, da lì ci butteremo e torneremo giù. Non è pericoloso e ti aiuterà a provare l’emozione della libertà, di poter volare non in una simulazione ma nella vita vera. Ti ho fatto indossare questo oggetto, chiamato paracadute, perché sarà quello che ci salverà aprendosi”. Mi sembra un bambino col giocattolo nuovo. “Penso che il paracadute sia un oggetto straordinario: lo ritengo una metafora. Il paracadute ti salva la vita se ne hai necessità (serve a vivere se, per esempio, sei costretto a buttarti da un aereo che sta precipitando), ma non ti preoccupare non è il nostro caso. Serve anche nella vita, perché lo ammetto a volte non è la Terra ad essere un pericolo quanto le persone che ci abitano. Devi essere sempre pronto ad azionare il paracadute per salvarti da relazioni tossiche, amicizie false o delusioni. Ora bando alle ciance e proviamolo”.
Non ha smesso un secondo di urlare, ma penso si sia divertito. Ripreso dallo shock, lo porto a mangiare: se lo merita dopo la paura che si è preso. Penso sia stata la sua prima volta.
“La seconda esperienza non è così adrenalinica, ma ti farà provare altrettante emozioni contrastanti. Noi Italiani siamo i migliori e gli autentici, non ti affidare alle imitazioni”.
Lo porto in un ristorante, che è superbo a parer mio, e ordino per entrambi una pizza margherita, la vera pizza. “Questo piatto è qualcosa di indescrivibile. Sappi solo che da tutto il mondo viene acclamato e siamo riconosciuti per questo. Si chiama pizza ed è un impasto condito. Non riuscirei a spiegartelo quindi procediamo direttamente”.
Non fa in tempo a dare un morso ad una fetta che già ha gli occhi a cuoricino: “No vabbè è fantastico, sembra di mangiare il paradiso, anche se per la verità non ci sono mai stato. Sono sicuro che abbia questo sapore però”.
Ha ritrovato la sua parlantina. Menomale mi stavo preoccupando. Dopo aver finito la prima pizza ne ordina una seconda e lo trattengo a forza dall’ordinarne una terza.
“Mi fa piacere che ti sia piaciuta, e penso che tu abbia battuto il record di numero di pizze mangiate in un solo pasto”. Rido e ride anche lui: forse forse non è proprio così antipatico.
“Adesso è arrivato il momento del film. Spero tu non ti addormenti, perché è un pezzo d’arte. “End Game” penso sia il mio film preferito, perché racchiude sia un insegnamento sia momenti allegri e divertenti. Ti avviso ti farà piangere. Non voglio dirti nient’altro però altrimenti te lo anticipo troppo”.
Dopo quasi tre ore di film e diversi mari di lacrime finisce quello che penso sia un capolavoro. Lui non smette di piangere.
“No! Il tipo con l’armatura non doveva morire, e nemmeno la signorina coi capelli rossi”.
“Ci sono rimasta male anche io, ma l’hanno fatto perché volevano un gran bene ai loro amici. Gli umani sono così: danno la vita se credono in qualcosa o in qualcuno”.
Mi guarda e si rimette a piangere. L’abbraccio e cerco di distrarlo parlando di una cosa che mi sta particolarmente a cuore: “ Io amo la musica e amo leggere. É bellissimo perché ti fa viaggiare restando con i piedi per terra”. Gli faccio vedere un libro e aggiungo: “Si intitola “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia.
Nel frattempo ci siamo diretti verso una panchina in un parco.
“Questo libro ti fa capire che l’Inferno non è un luogo letterale, ma una condizione dentro di noi. Non preoccuparti però, questa condizione si può contrastare facendoci entrare il paradiso, con le azioni, con le persone. Tieni, te lo regalo. Leggilo e poi dimmi com’è”.
Devo fermarlo perché si sta mettendo a leggerlo ora, e per quanto mi piacerebbe dobbiamo andare avanti.
“C’è una frase che piace particolarmente. In una canzone viene detto: “Ho perso la ragione e la ragione sei tu”. Se ti trasferirai qui ti rapporterai con delle persone diverse da quelle a cui sei abituato. Potrà succedere che ti innamorerai, e come dice Salmo (il cantante), perderai la testa. Cioè rimarrà sempre attaccata al tuo corpo, ma la perderai perché penserai solo a lei. Se succede, rischia, non avere paura, che poi i rimpianti sono peggio”.
Non so se è presente col cervello o sta ancora pensando al film, ma penso sia arrivato il concetto, lo spero.
“Per ultimo vorrei parlarti di una canzone: penso che al momento sia la mia preferita. Si intitola “Accetto miracoli” di Tiziano Ferro. Parla di qualcosa che è finito ma non per colpa tua. Può succedere sai, a volte gli umani possono essere spregevoli, perché le stesse persone per cui moriresti, come ha fatto l’uomo con l’armatura, a volte ti lasciano, a volte se ne vanno per qualcuno migliore di te, ma non disperare, perché ti aiuterà. Ti aiuterà a crescere, e ad amare di nuovo, amare più forte. Tu da parte tua, fa il possibile per risolvere i contrasti, ma non stringere troppo la corda, perché ti farà più male che lasciarla. Non odiare nessuno, solo evita di stare male per chiunque”.
Mi guarda senza proferire parola. Ci mette cinque minuti buoni per riuscire a dirmi: “Grazie. Di tutto, davvero. Non so se mi trasferirò qui, ma domani comincio a cercare un appartamento”.


A cura di 

Arduini Electra
2 A AFM

mercoledì 6 novembre 2019

PERSEGUIAMO INSIEME I NOSTRI SOGNI





PERSEGUIAMO INSIEME I NOSTRI SOGNI

“Chase our dreams together”: con questa frase si é aperta la serata conclusiva della settimana Erasmus nell’ambito del progetto “Oxford Style International Debates”.  Perché è stata scelta proprio questa frase? Perché rappresenta ciò che è stato realizzato durante questa mobilità e non solo …abbiamo costruito un sogno che si è concretizzato nel corso di questi mesi, permettendo agli studenti coinvolti di credere in loro stessi e nelle loro potenzialità, dando loro la possibilità di viaggiare, conoscere nuove città e soprattutto formare dei legami con dei coetanei di altre nazioni.
La mobilità italiana, che si è tenuta a Vigevano dal 21 al 26 ottobre, è la terza tappa di un progetto Erasmus+ KA229 di durata biennale, che ha come fulcro la metodologia del debate. Il primo incontro, riservato ai docenti, si è tenuto a Poznán, in Polonia, nel mese di dicembre 2018, mentre il secondo, a cui hanno partecipato le Prof. Luisa Broli e Laura Bazzan insieme a cinque studenti, è avvenuto ad Alsfeld, in Germania, nel mese di maggio.
Lunedì 21 ottobre i partecipanti delle quattro scuole coinvolte sono giunti a Vigevano: si tratta della scuola capofila, Szkola “Da Vinci” (Poznań, Polonia), il Colegio “La Purìsima” (Torrevieja, Spagna), la “Max Eyth Schule” (Alsfeld, Germania), la “Escola Secondaria José Saramago” (Mafra, Portogallo).  Ciascuna delegazione è intervenuta con cinque studenti e due docenti, mentre l’Istituto “Luigi Casale” ha partecipato con due squadre di debaters e ha interamente coinvolto la classe 4 R.I.M., i cui studenti hanno preso parte al progetto in veste di debaters o di staff, contribuendo nel secondo caso a organizzare le varie attività che si sono susseguite durante la settimana. 
Nel corso della mobilità gli studenti e i docenti stranieri hanno svolto numerose attività culturali e ricreative, tra cui: la visita guidata per il centro storico di Vigevano, a seguito della quale i partecipanti al progetto hanno incontrato in sala consigliare il vicesindaco Andrea Ceffa; il pomeriggio trascorso a Milano in compagnia dei Prof. Marco Mantovani, esperto di storia dell’arte, e Stefania Rotundo; l’attività di orienteering per le vie del centro di Vigevano, organizzata dai docenti di scienze motorie, Prof. Erivanna Iuliano e  Carmine Rinaldi.
Il cuore della settimana, però, è stato rappresentato dai cinque debates che si sono alternati da martedì 22 a venerdì 25 ottobre. Ogni debate è stato preceduto da degli ice-breakers, “giochi” creati dagli alunni della 4 R.I.M. insieme ai docenti, allo scopo di far conoscere e socializzare gli studenti. Durante i primi due giorni i partecipanti hanno dibattuto su temi a loro noti e scelti proprio da loro tramite una votazione on line; nelle giornate di giovedì e venerdì, invece, si sono svolte gare non più in squadre nazionali, ma in gruppi composti da uno studente per ogni nazione. Inoltre, i temi sono stati resi noti solo un’ora prima rispetto al dibattito. Venerdì 25 è stato inoltre chiesto al pubblico presente, composto da studenti e docenti, di votare il miglior debater di tutta la settimana. La studentessa spagnola Conchi Prieto, durante la serata finale di saluto e consegna degli attestati, ha ricevuto il riconoscimento ed è stata premiata dal Dirigente Scolastico. La settimana si è conclusa con una festa a tema “Halloween”, nella quale studenti e docenti si sono scatenati nelle danze.
Punto di forza del progetto è stata l’ospitalità che gli studenti stranieri hanno ricevuto dalle famiglie di studenti e docenti dell’Istituto “Casale”. Poter vivere per cinque giorni all’interno delle famiglie italiane, condividendone abitudini e stili di vita, ha contribuito a creare legami e relazioni che sono il motore del progetto. Gli abbracci e le lacrime che hanno caratterizzato i saluti finali in stazione sabato 26 sono la prova di quanto affiatamento e calore sia nato in pochi giorni.
Dall’Istituto “Luigi Casale” per ora è tutto… próximo encontro em Portugal!

lunedì 4 novembre 2019

Visti da dentro: una notte da giurato alla Rassegna letteraria

Visti da dentro: una notte da giurato alla Rassegna letteraria


Durante la serata del 19 ottobre 2019 abbiamo assistito all'assegnazione del “Premio Lucio Mastronardi”, che si tiene ogni anno presso il Teatro Cagnoni nell'ambito della Rassegna letteraria.
I finalisti erano tre: Francesca Diotallevi, Claudia Durastanti e Tommaso Pincio, tutti e 3 precedentemente selezionati da una giuria composita.
Il vincitore è stato scelto sulla base dei voti di una giuria popolare, presente la sera stessa a teatro, della quale facevano parte anche studenti delle scuole superiori, come noi, e persone che frequentano abitualmente a biblioteca di Vigevano. Ognuno dei finalisti, in seguito alla lettura di alcune pagine tratte dal proprio libro, ha descritto il proprio romanzo e spiegato cosa lo ha spinto a scriverlo e a cosa si è ispirato. I 3 autori sono stati interessanti e brillanti nel loro intervento, conquistando gli spettatori e coinvolgendoli.
Dopo il loro contributo, è stato consegnato il “Premio internazionale alla carriera” ad Alicia Gimenez Bartelett, famosa scrittrice di gialli spagnola, che è stata intervistata dalla conduttrice radiofonica Alessandra Tedesco.
Alicia è famosa per aver inventato il personaggio di Petra Delicado, una detective femminista, protagonista indiscussa dei suoi romanzi. Il suo intervento ha stupito e divertito il teatro intero in quanto, nonostante il genere al quale appartengono i suoi romanzi, è stata in grado di trovare aspetti su cui ironizzare, strappando un sorriso a tutto il pubblico.
La serata si è conclusa con la premiazione del romanzo “Dai tuoi occhi solamente” di Francesca Diotallevi, il cui libro è stato votato anche da noi, perché ci ha rese partecipi della storia della fotografa Vivian Maier più degli altri due romanzi finalisti, nei quali si raccontavano la vita movimentata dell’autrice Claudia Durastanti (La straniera) e il triste e solitario personaggio Melancolia di Tommaso Pincio (Il dono di saper vivere). 

Eleonora Frigerio e Sofia Gualla, V C tur

martedì 8 ottobre 2019

Autori a km 0 - Incontro con Alessandro Barbero

Autori a km 0 - Incontro con Alessandro Barbero

Si sa che i professori spesso sono strane creature e fanno cose alquanto bizzarre (o almeno così la pensano numerosi studenti). 
Il giorno 19 settembre, una delegazione del dipartimento di Lettere e di Arte ha deciso di partecipare, in maniera del tutto volontaria, ad una conferenza sui Longobardi svoltasi a Gambolò, il cui relatore era nientemeno che Alessandro Barbero, noto storico e docente universitario, autore del manuale di Storia da quest'anno in uso presso il nostro Istituto in tutto il triennio. 
L'autore stesso si è mostrato piacevolmente stupito quando questo manipolo di seguaci gli ha chiesto addirittura, a fine conferenza, di autografare una copia del manuale da riportare, come una sorta di Santo Graal, presso la sede del nostro Casale.

Il nostro prof. Del Signore stringe fra le mani una copia autografata del prezioso volume.



giovedì 6 giugno 2019

L'IMPONDERABILE - TUTTO QUELLO CHE NON HANNO MAI OSATO DIRVI SU UN PON

L'IMPONDERABILE - TUTTO QUELLO CHE NON HANNO MAI OSATO DIRVI SU UN PON


Le nostre opzioni erano due: restare comodamente stravaccati sul divano di casa nostra a guardare serie TV su Netflix o metterci in gioco: peccato che ciò che avrebbe dovuto essere un semplice laboratorio di scrittura e giornalismo (che, chiariamo, era già attraente di per sé) si è rivelato molto di più!                                             
Già dal primo incontro siamo stati felici, da buoni italiani quali siamo, di scoprire che il tema che avrebbe accomunato sia la parte giornalistica sia quella di scrittura sarebbe stato il cibo; mentre noi ci saremmo concentrati sulla scrittura giornalistica e sulla scrittura creativa, altri due gruppi avrebbero lavorato in lingua francese e in lingua spagnola.
D’altro canto pensate a noi poveri studenti che, dopo sei ore di estenuanti lezioni, dopo aver mangiato in tutta fretta un panino, ci ritrovavamo per due ore a parlare e scrivere di cibo nella musica, cibo nell'arte, cibo nelle culture, cibo sano, cibo spazzatura, cibo nel cibo… penso di essere ingrassata solamente scrivendo gli articoli per il blog della scuola.
Tuttavia i veri problemi sono iniziati quando ci è stato chiesto di scrivere il copione per uno spettacolo teatrale che poi avremmo anche dovuto mettere in scena. Abbiamo unito la nostra voglia e la nostra capacità di scrivere racconti al metterci in discussione: chi ha recitato non è un attore di professione. Certo, siamo stati guidati, corretti, consigliati e aiutati da adulti, ma noi siamo tutti studenti! È stato impegnativo, divertente e a tratti imbarazzante, ad esempio quando i personaggi si dimenticavano le parti, quando si sbagliava oppure ancora si rideva  senza motivo. Silenzi imbarazzanti, gaffe e figuracce, eppure, ve lo assicuro, sentire il pubblico applaudire senza sosta e ridere di gusto ha ripagato tutti gli sforzi fatti. “Non è stato facile – commenta Sara Torriani (1B AFM) – perché ci siamo dovuti fermare a scuola trenta ore in più e perché abbiamo dovuto scegliere le musiche, studiare le parti e provare lo spettacolo. Devo dire però che ci siamo divertiti molto: truccarci, gonfiare e sgonfiare i materassini, smorzare la tensione insieme. È sicuramente stata un’esperienza bella e formativa”. La pensa allo stesso modo anche Francesco Napoli (1A AFM), secondo cui “è stato bellissimo recitare insieme ai miei amici, è la cosa più divertente”, anche perché salire sul palco è  sempre un’emozione. La cosa più bella è quando, dopo aver recitato, gli spettatori ti fermano per dirti che sei stato grande, che sei stato stupendo. Capisci di aver fatto centro! Quando, mentre reciti, il pubblico ti applaude è bellissimo, è un’emozione fortissima”. Per Sara il PON è stato l’occasione per “imparare a collaborare con gli altri e a mettermi in gioco con tutta me stessa. Anche se all’inizio non ero convinta di partecipare, mi sono dovuta ricredere: abbiamo sconfitto insieme la timidezza di qualcuno, trovato nuove amicizie e rafforzato quelle vecchie. Sono felice di aver partecipato a questo progetto: impegnativo, costruttivo, divertente… in una parola nostro!”. Un’iniziativa, commenta Francesco, “interessante sia dal punto di vista emotivo, perché con il teatro una persona timida  può sconfiggere la ritrosia, sia dal punto di vista intellettuale perché prima del percorso teatrale c’è stato un percorso formativo sulla scrittura”.
Lungo il cammino siamo stati aiutati molto anche dai prof, per questo abbiamo chiesto un commento alla prof.ssa Giulia Cotta Ramusino: “L’esperienza come Tutor è stata nel complesso positiva, nonostante il lavoro abbia subito diversi cambiamenti, dovuti anche al succedersi di docenti che sono stati coinvolti nelle varie fasi, dalla progettazione all'evento finale. Ho trovato particolarmente gratificante vedere l’impegno profuso dagli studenti, coinvolti in orario extrascolastico per un lungo periodo”.
Electra Arduini, I A afm

giovedì 23 maggio 2019

LA STORIA DELLA PASTA ITALIANA


LA STORIA DELLA PASTA ITALIANA

La pasta è il piatto tipico italiano, un alimento a base di farina, con diverse forme e diversi tipi di cottura (in acqua bollente e sale o con calore umido e salato, ecc); può essere accompagnata da una salsa, da un sugo o da altro condimento di vario genere.
La pasta, abbreviazione dall’italiano pastasciutta, deriva da due vaste e longeve culture gastronomiche, le quali hanno sviluppato questo alimento nel corso di molti secoli in due modi totalmente autonomi e diversi:
-         Quella italiana – con la pasta sfoglia, la pasta ripiena, i famosi spaghetti, i tradizionali maccheroni, la pasta ligure, quella pugliese, siciliana ecc. diffusa in tutto l’Occidente e in ambiti mediterranei.
-         Quella cinese – la pasta shanghiaia, quella pechinese, i wàhntan e i lamiàn. E’ conosciuta e diffusa soprattutto nei paesi asiatici.
Le due tradizioni usano materie prime differenti e tecniche di lavorazione totalmente diverse, non hanno niente in comune per la preparazione, la produzione, la presentazione e la degustazione di questo cibo.
La pasta ha origini molto antiche, dalle valli cinesi dell’oriente alla penisola italica; nella nostra penisola conobbe la fioritura e la varietà che l’hanno resa celebre in tutto il mondo.


A cura di Sara Grechi
(lavoro svolto nell'ambito del progetto PON "E il naufragar m'è dolce in questo blog")

LA GUERRA DEI ROSES (O COME VI CHIAMATE VOI) - CONCORSO "DAL NOSTRO INVIATO..."


LA GUERRA DEI ROSES     
 (O COME VI CHIAMATE VOI)

Con una diminuzione di matrimoni dal 1998 ad oggi pari al 30%, ed un aumento dei divorzi di circa il 50% relativo allo stesso ventennio, la città di Vigevano si trova ad affrontare un impoverimento a livello familiare con facili ripercussioni sulla futura anagrafica cittadina, come rilevato dai Servizi demografici del Comune.
Non certo una novità, viste le già non facili situazioni economiche, a cui aggiungere responsabilità non sempre condivise all'interno dei nuovi nuclei familiari, difficoltà sorte nel momento coincidente con la fine della cosiddetta “fase dell’innamoramento”, e curiosamente, come afferma lo psicologo Marco Pasero, operante nella città lombarda, difficoltà sessuali, sempre più frequenti, affrontate in differenti modi, dalle coppie da lui assistite.
-Molti- afferma il terapeuta -Trovano faticoso e monotono relazionarsi sessualmente sempre con lo stesso partner- .
-I più giovani- , continua poi , –Tendono ad avere rapporti occasionali in posti di lavoro, locali notturni ed aree di svago come palestre, trasformate all'occorrenza in terreni di caccia per fugaci scappatelle, contrariamente a quanto concerne quella sfera di età compresa tra i 40 e 60 anni, più incline a concentrare i propri amplessi in incontri con vere e proprie professioniste del mestiere-.
Tesi condivisa da Babatumbe e Aminah, ragazze appartenenti alla comunità nigeriana vigevanese, residenti in zona da una decina di anni, che aggiungono – I mariti con alle spalle numerosi anni di matrimonio, che con le mogli non si sentono più liberi di esprimersi, spesso,  vengono da noi per soddisfare le loro fantasie più nascoste -
-Uno dei principali problemi- conferma infatti Pasero -è la mancanza di un dialogo esplicito, riguardante le aspettative, le fantasie e le esigenze che entrambi i partner ripongono nel rapporto sessuale-.
I coniugi, spesso, si distaccano inconsapevolmente l’uno dall’altro, in quanto, la mancanza di un dialogo chiaro in materia sessuale , possa, in realtà, essere l’ inizio di una più amplia problematica all’interno del rapporto coniugale, sfociante solitamente in una fase della relazione definibile “Matrimonio Bianco”, o addirittura nella separazione, come testimoniano i già citati dati relativi ai divorzi, che nell’ultimo ventennio sono passati a registrare dalle 60 alle 118 coppie di ragazzi, che ogni anno, decidono di chiudere la propria relazione.
 -Per matrimonio bianco intendiamo quella fase della relazione priva di amore, nella quale, inevitabilmente, i rapporti sessuali tendono poi ad azzerarsi, evidenziando l’ormai insanabile mancanza di interesse delle controparti- spiega lo psicologo, continuando poi sostenendo quanto anche l’approccio passivo all'atto sessuale da parte di diverse coniugi possa avere come conseguenza la ricerca del piacere in relazioni extra-matrimoniali .
 -Fondamentale, all'interno di una relazione stabile, sarebbe infatti il perenne impegno da ambo i lati, per rendere non solo il rapporto sessuale, ma anche quello sentimentale sempre più stimolante e duraturo nel tempo- constata ancora Pasero, terminando poi con una riflessione sul significato della parola “Famiglia”, che ad oggi, viene precocemente additata a coppie di ragazzi che troppo in fretta decidono di sposarsi, inconsapevoli di sacrifici, responsabilità e compromessi che stanno dietro a una qualsiasi copia degna di definirsi una Famiglia. 

Articolo premiato al concorso giornalistico "Dal nostro inviato".
A cura di Sedino Edoardo, classe V A rim