sabato 16 novembre 2019

ALIENO DA MARTE - L'angolo della narrativa


ALIENO DA MARTE


“Salve, sono Myrko, benvenuto all’agenzia Viaggi Interplanetari, come posso aiutarla?”.
“Buongiorno, aspetti che imposto il traduttore automatico. Ecco perfetto, menomale che esiste perché non sarei riuscito a dire altro. Su Marte ci insegnano solo una frase di presentazione, ma me la sono dimenticata. Sono qui per valutare un viaggio interplanetario”.
“Perfetto, potrebbe cortesemente compilare questo questionario? Ci aiuterà a trovare l’operatore più adatto a lei, che l’accompagnerà in questo viaggio”.
“Sa, non è il primo pianeta che visito, è il quinto, ma mi è stato consigliato perché è l’unico ad impiegare ancora umani per lavorare, e non antipatici robot”.
Questo parla troppo. Mi sono perso nei miei pensieri appena ha iniziato. Tra l’altro il suo traduttore deve essere rotto, perché invece che parlare Italiano con un accento italiano, lo sta parlando con un accento francese. Ah! Quanto odio la “r” moscia. Però bisogna essere felici e sorridenti quando qualcuno viene in agenzia, quindi devo sfoggiare il mio sorriso migliore e usare la tattica dell’annuire a qualunque cosa mi venga detta. Altrimenti la paga me la scordo! Fortunatamente sono in accoglienza e non devo fare la guida… Menomale ha finito.
“Ecco tenga a lei il questionario, mi ha fatto piacere poter dialogare con lei”.
Mentre gli mostro la sala d’attesa continuo a sorridere. Sono sicuro che mi abbiano assunto solo per la mia capacità di nascondere il mio totale disinteresse. Il computer fa un rumore. I Risultati del questionario dicono che la guida compatibile è Electra. Quanto mi dispiace…
La chiamo sulla linea privata perché Wanda sta usando il telefono dalla sede distaccata in Islanda per parlare col suo moroso. Mi risponde al terzo squillo: “Ehi Myrko, perché mi chiami sul privato? Ah no, aspetta, Wanda sta ancora usando il telefono?”
“Già. C’è un marziano che vuole visitare la Terra. Sei uscita tu, condoglianze. Parla in continuazione, penso sia logorroico”.
“Un po' di voglia di vivere non ti farebbe male ragazzo, comunque in che sala è?”
“Ho sonno Ele. Ti aspetta nella M2”.



Entro in sala d’attesa e trovo un marziano che parla con l’attaccapanni, forse Myrko aveva ragione.
“Buongiorno. Io sono Electra e l’accompagnerò nella visita”.
“Mi dia pure del “tu” signorina. Posso farlo anche io? Spero di sì. Amo come vi vestite voi umanoidi. Mi piace il colore della vostra pella. Chi ce l’ha rosa, chi nera, ma cosa succede se fanno un figlio due persone con la pella diversa?”. “Pelle, non pella, comunque non succede nulla, è sempre umano. Possiamo partire? Una Jeep ci sta aspettando fuori”.
Inizio facendogli fare un giro nel cuore della città: sembra spaventato, ma penso sia dovuto alla quantità di persone che ci sono in centro. “Posso abbassare il finestrino? Vorrei sentire gli odori e i rumori della città”. Non faccio in tempo a schiacciare il pulsante che è già con la testa fuori e la lingua penzoloni. Mi sembra un cane, ma questi sono commenti che tengo per me. Lo porto poi in campagna, perché è arrivato il momento della dimostrazione.
“Il pacchetto della sua visita comprende delle esperienze pratiche. Le spiegherò brevemente cosa succederà e perché. La Terra ha molti aspetti positivi. Uno di questi è la possibilità di domare gli elementi naturali. L’aria è quello che ci viene meglio”.
Mi sta ascoltando senza parlare: deve interessargli molto. Gli faccio indossare il paracadute e nel mentre l’aeroplano ci atterra di fianco. “Ora saliremo su questo mezzo che ci porterà in cielo, da lì ci butteremo e torneremo giù. Non è pericoloso e ti aiuterà a provare l’emozione della libertà, di poter volare non in una simulazione ma nella vita vera. Ti ho fatto indossare questo oggetto, chiamato paracadute, perché sarà quello che ci salverà aprendosi”. Mi sembra un bambino col giocattolo nuovo. “Penso che il paracadute sia un oggetto straordinario: lo ritengo una metafora. Il paracadute ti salva la vita se ne hai necessità (serve a vivere se, per esempio, sei costretto a buttarti da un aereo che sta precipitando), ma non ti preoccupare non è il nostro caso. Serve anche nella vita, perché lo ammetto a volte non è la Terra ad essere un pericolo quanto le persone che ci abitano. Devi essere sempre pronto ad azionare il paracadute per salvarti da relazioni tossiche, amicizie false o delusioni. Ora bando alle ciance e proviamolo”.
Non ha smesso un secondo di urlare, ma penso si sia divertito. Ripreso dallo shock, lo porto a mangiare: se lo merita dopo la paura che si è preso. Penso sia stata la sua prima volta.
“La seconda esperienza non è così adrenalinica, ma ti farà provare altrettante emozioni contrastanti. Noi Italiani siamo i migliori e gli autentici, non ti affidare alle imitazioni”.
Lo porto in un ristorante, che è superbo a parer mio, e ordino per entrambi una pizza margherita, la vera pizza. “Questo piatto è qualcosa di indescrivibile. Sappi solo che da tutto il mondo viene acclamato e siamo riconosciuti per questo. Si chiama pizza ed è un impasto condito. Non riuscirei a spiegartelo quindi procediamo direttamente”.
Non fa in tempo a dare un morso ad una fetta che già ha gli occhi a cuoricino: “No vabbè è fantastico, sembra di mangiare il paradiso, anche se per la verità non ci sono mai stato. Sono sicuro che abbia questo sapore però”.
Ha ritrovato la sua parlantina. Menomale mi stavo preoccupando. Dopo aver finito la prima pizza ne ordina una seconda e lo trattengo a forza dall’ordinarne una terza.
“Mi fa piacere che ti sia piaciuta, e penso che tu abbia battuto il record di numero di pizze mangiate in un solo pasto”. Rido e ride anche lui: forse forse non è proprio così antipatico.
“Adesso è arrivato il momento del film. Spero tu non ti addormenti, perché è un pezzo d’arte. “End Game” penso sia il mio film preferito, perché racchiude sia un insegnamento sia momenti allegri e divertenti. Ti avviso ti farà piangere. Non voglio dirti nient’altro però altrimenti te lo anticipo troppo”.
Dopo quasi tre ore di film e diversi mari di lacrime finisce quello che penso sia un capolavoro. Lui non smette di piangere.
“No! Il tipo con l’armatura non doveva morire, e nemmeno la signorina coi capelli rossi”.
“Ci sono rimasta male anche io, ma l’hanno fatto perché volevano un gran bene ai loro amici. Gli umani sono così: danno la vita se credono in qualcosa o in qualcuno”.
Mi guarda e si rimette a piangere. L’abbraccio e cerco di distrarlo parlando di una cosa che mi sta particolarmente a cuore: “ Io amo la musica e amo leggere. É bellissimo perché ti fa viaggiare restando con i piedi per terra”. Gli faccio vedere un libro e aggiungo: “Si intitola “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia.
Nel frattempo ci siamo diretti verso una panchina in un parco.
“Questo libro ti fa capire che l’Inferno non è un luogo letterale, ma una condizione dentro di noi. Non preoccuparti però, questa condizione si può contrastare facendoci entrare il paradiso, con le azioni, con le persone. Tieni, te lo regalo. Leggilo e poi dimmi com’è”.
Devo fermarlo perché si sta mettendo a leggerlo ora, e per quanto mi piacerebbe dobbiamo andare avanti.
“C’è una frase che piace particolarmente. In una canzone viene detto: “Ho perso la ragione e la ragione sei tu”. Se ti trasferirai qui ti rapporterai con delle persone diverse da quelle a cui sei abituato. Potrà succedere che ti innamorerai, e come dice Salmo (il cantante), perderai la testa. Cioè rimarrà sempre attaccata al tuo corpo, ma la perderai perché penserai solo a lei. Se succede, rischia, non avere paura, che poi i rimpianti sono peggio”.
Non so se è presente col cervello o sta ancora pensando al film, ma penso sia arrivato il concetto, lo spero.
“Per ultimo vorrei parlarti di una canzone: penso che al momento sia la mia preferita. Si intitola “Accetto miracoli” di Tiziano Ferro. Parla di qualcosa che è finito ma non per colpa tua. Può succedere sai, a volte gli umani possono essere spregevoli, perché le stesse persone per cui moriresti, come ha fatto l’uomo con l’armatura, a volte ti lasciano, a volte se ne vanno per qualcuno migliore di te, ma non disperare, perché ti aiuterà. Ti aiuterà a crescere, e ad amare di nuovo, amare più forte. Tu da parte tua, fa il possibile per risolvere i contrasti, ma non stringere troppo la corda, perché ti farà più male che lasciarla. Non odiare nessuno, solo evita di stare male per chiunque”.
Mi guarda senza proferire parola. Ci mette cinque minuti buoni per riuscire a dirmi: “Grazie. Di tutto, davvero. Non so se mi trasferirò qui, ma domani comincio a cercare un appartamento”.


A cura di 

Arduini Electra
2 A AFM

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